In 629 anni i milanesi hanno scritto mezzo milione di documenti sul Duomo, il simbolo collettivo della loro identità. Sono registri, mandati di pagamento, lettere, disegni, perorazioni, ordinazioni, spartiti, note manoscritte conservati nell'Archivio della Veneranda Fabbrica, che da oggi apre al pubblico e non solo agli studiosi dopo un intervento durato tre anni. Nel 2013 era stato già riaperto il nuovo Museo del Duomo. L'Italia, manco a dirlo, ha uno dei maggiori patrimoni archivistici del mondo. Se metti un documento in fila all'altro fai migliaia di chilometri. Leggere questi manoscritti in china su carta da stracci, seguire il carattere della calligrafia di un copista o di un notaio fa sobbalzare al pensiero che l'universo informatico ci offre la possibilità di salvarli digitalizzandoli ma, al contempo, spinge a scambiarci messaggi e programmi attraverso canali (telefonini, whatsapp, email, blog, twitter, facebook) che non conservano le tracce. Che ne sarà delle nostre testimonianze? Ci saranno degli archeologi dei computer a scovare il nostro rapporto con il Duomo? E i selfie , dove andranno a morire? Il presente ci dice che per la digitalizzazione, come ha ricordato ieri il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini in visita all'Archivio, «qualche sostegno privato si può trovare». E cerchiamo, come nel caso di questa riapertura, oltra alla digitalizzazione anche di rendere sempre più disponibili gli originali degli archivi esponendo carte, agevolando gli studiosi e, come si parlava ieri con il direttore generale del ministero Antonia Pasqua Recchia, rendendo liberamente disponibili le immagini dei materiali custoditi. Le procedure per utilizzarli sono oggi anacronistiche. L'archivio della Veneranda Fabbrica (piazza Duomo 20, con anche una fototeca di 80mila unità e una biblioteca di 9.500 volumi) è il più antico della città. E' un diario di Milano giorno per giorno dal 1387 a oggi. Il Capitolo della Fabbrica del Duomo ha da sempre archiviato procedure, stime di fabbriceri, disegni, bolle, registri finanziari, donazioni e quanto avveniva nel grande cantiere. Conserva anche i frammenti combusti di ordinazioni capitolari conservati nelle cosiddette «cassette Ratti», che portano il nome dell'allora prefetto dell'Ambrosiana che ne curò il recupero e futuro papa Pio XI. Conserva anche spartiti della cappella musicale (632 cartelle e 54 libroni), attiva dal 1402 con maestri come Gaffurio. Forse anche per questo motivo ieri, alla presentazione dell'archivio rinnovato, era presente il maestro Zubin Mehta, che il 3 giugno 2017 dirigerà la Nona di Beethoven in Duomo e, con lui, numerose autorità (dal Prefetto di Milano Alessandro Marangoni, all'Assessore alle Culture della Regione Cristina Cappellini ) lungamente elencate dal presidente della Veneranda Fabbrica monsignor Gianantonio Borgonovo, tra le quali il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e, degli attesi candidati sindaci, Stefano Parisi, ma non Giuseppe Sala. L'archivio, il cui intervento è stato sovvenzionato al 33 per cento dal pubblico e al 66 da privati, «racconta nel suo insieme una storia che quasi non sembra vera», ha sottolineato il sindaco Giuliano Pisapia. «Ognuno di noi continui a metterci quel che può in questa storia» che ha fatto di Milano una città europea sin dal suo inizio, quando diecimila maestranze giunsero dai Paesi del nord al cantiere gotico-lombardo. In questo, Milano fu subito glocal, come oggi s'usa dire, e l'archivio è lo scrigno che raccoglie day-by-day questa cronaca in diretta della città che sale. Sale fino alla Madonnina, della quale sono esposti qui i documenti, mentre nel Museo del Duomo c'è l'originale gabbia in ferro. Curioso notare che nel 1774, mentre si dava spinta alla costruzione della «Madunina», insigni matematici (come Paolo Frisi, Ruggero Boscovic) paventavano la caduta della neonata guglia maggiore al primo lampo o terremoto. Il nuovo archivio triplica gli spazi al pubblico dedicando la sala antica, dove gli studiosi si fermavano a consultare i documenti, a spazio mostre aperto a tutti. Nella prima esposizione, da oggi al 24 giugno, un registro delle donazioni medioevale, una teca sulle prime decisioni per la Madonnina, documenti sulla cappella musicale. E da oggi sono disponibili on-line gli Annali della Veneranda fabbrica (Duomomilano.it), sette secoli di decisioni sulla cattedrale.
Corriere della Sera
31 Maggio 2016
Milano.. Duomo, nell'archivio restaurato un tesoro da mezzo milione di spartiti, disegni e manoscritti
PI
Pierluigi Panza
Corriere della Sera
L'Archivio della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, il più antico della città, è stato riaperto al pubblico dopo un intervento di tre anni. L'archivio conserva mezzo milione di documenti, tra registri, mandati di pagamento, lettere e disegni, che raccontano la storia del Duomo e della città di Milano. L'archivio è stato sovvenzionato al 33% dal pubblico e al 66% da privati. La riapertura dell'archivio è stata presentata con la presenza di numerose autorità, tra cui il maestro Zubin Mehta e il sindaco Giuliano Pisapia.
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