Non chiamateli bagarini perché piaccia o no, per ora la legge gli dà ragione. I signori che sostano tutto il giorno al piazzale degli Uffizivendendo i biglietti per la galleria con annessa guida, tour guidato e cuffie con bluetooth ( a 45 euro piuttosto che a 12,50 di prezzo base), sembrano in regola. E la campagna contro le loro insistenti profferte di pacchetti agli ignari turisti, che si è intestata Eike Schmidt con messaggio amplificato al megafono e conseguente multa, ha parecchi ostacoli da superare. Non solo il malumore di Palazzo Vecchio e vigili, dunque. Le cose stanno così: è del 2003 un decreto antibagarinaggio (inserito nella normativa sui Daspo i provvedimenti contro gli ultras ) che vieta in qualsiasi forma a chiunque, a meno che non sia incaricato dalla società sportiva, di vendere biglietti d'accesso allo stadio a qualunque altra competizione sportiva. La norma è chiara e la possibilità di sanzionare i bagarini pure. La stessa norma però non è applicabile ad altri luoghi pubblici, né della cultura né dello spettacolo, per il semplice motivo che in questi ambiti non esiste regolamentazione analoga (forse servirebbe una norma ad hoc). Polizia, guardia di finanza e vigili hanno più volte cercato di intervenire contro i promoter dei biglietti facili e maggiorati ma senza nulla a cui appigliarsi. Tanto più che tutti loro noi abbiamo parlato con gli operatori dell'agenzia di Visit Today ma la stessa logica vale per altre 37 agenzie analoghe questi signori hanno con la biglietteria degli Uffizi una convenzione di cui tutti sono al corrente: questa prevede che la Visit Today lasci alla biglietteria del museo in deposito una cifra compresa tra i 5.000 e i 10.000 euro mensili in virtù della quale si assicurano i circa 50 biglietti giornalieri che poi rivende ai suoi clienti. Uno a questo punto si chiede, ma se si vogliono scoraggiare queste agenzie che sovraccaricano i tagliandi quadruplicandone quasi il costo, perché offrirgli la possibilità del deposito e non «costringerli» almeno a fare la fila? Ce lo spiega Mariella Becherini, segretaria scientifica di Opera (la concessionaria della biglietteria al museo): «In passato abbiamo provato ma c'è stata la rivoluzione. Questa prassi della cauzione riguarda tutti i tour operator. Colossi come il gruppo Jtb che ci porta 60.000 presenze l'anno non potrebbero mai venire con il cash giorno dopo giorno, loro lavorano su una programmazione annuale ed è ovvio che si muovano così. Discriminare le agenzie locali per noi è impossibile». Non basta, un altro punto a loro vantaggio riguarda anche un altro tema: sono appetibili perché in virtù della convenzione loro possono preventivare delle visite a orari fissi facendo transitare i loro clienti senza costringerli a code estenuanti. E questo facilita molto chi, non avendo prenotato in anticipo il biglietto online sul sito ufficiale (www.uffizi.it) vuole risparmiare tempo. Il sistema di ingressi in galleria funziona così: chi non ha prenotato il biglietto deve fare una lunga fila alla Porta 2 e da qui, dopo aver acquistato il tagliando d'ingresso, entrare attraversando il metal detector. Chi ha prenotato come singolo, dopo aver ritirato il biglietto alla Porta delle Suppliche (ma perché gli Uffizi non si muniscono di biglietto elettronico sul cellulare?) entra dalla Porta 1 (coda di destra) passando dal metal detector. Tutti gli altri gruppi prenotati dall'estero o gruppi di venditori delle agenzie, entrano dalla Porta 1 coda sinistra, con file decisamente più corte.