VERONA. Fortunatamente sono «di entità e gravità contenute». Ma i danni riportati dalle 17 opere trafugate dal museo di Castelvecchio la sera del 18 novembre scorso, risultano al tempo stesso «diffusi». E la dimostrazione è che, per elencare nei dettagli le conseguenze riscontrate in ognuno dei dipinti, i periti incaricati dal pm Gennaro Ottaviano hanno impiegato 5 pagine di relazione. VERONA. Fortunatamente sono «di entità e gravità contenute». Ma i danni riportati dalle 17 opere trafugate dal museo di Castelvecchio la sera del 18 novembre scorso, risultano al tempo stesso «diffusi». E la dimostrazione è che, per elencare nei dettagli le conseguenze riscontrate in ognuno dei dipinti ritrovati dalla polizia ucraina il 6 maggio nell'isola di Turunciuk, i periti incaricati dal pm Gennaro Ottaviano hanno impiegato 5 pagine di relazione: «Con il dottor Ettore Napione (conservatore delle collezioni a Castelvecchio, ndr ) non abbiamo tralasciato nulla», confermava ieri sera al suo rientro da Kiev l'ex direttrice del museo Paola Marini. «Una quantificazione economica dei danni? È prematuro, bisogna attendere la perizia di restauro», aggiunge l'attuale responsabile delle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Tutti i dipinti sono stati privati del telaio e manca la cornice di un quadro, il San Girolamo di Jacopo Bellini, «ma direi che la rapina, il trasporto e l'umidità oltre che la loro conservazione in sei mesi avrebbero potuto compromettere in modo ben peggiore i quadri. Ciò non toglie comunque che i danni ci siano e vadano riparati». Ma chi pagherà? Anticiparne le spese di restauro spetterà al Comune in quanto proprietario e anche il Ministero, che si è interessato fin dall'inizio al saccheggio al museo scaligero, potrebbe garantire un contributo. A sua volta, però, Palazzo Barbieri si rivarrà in sede civile su Sicuritalia, l'agenzia a cui risulta tuttora affidata la sicurezza del museo di Castelvecchio,nei cui confronti aveva già avviato un'azione legale lo scorso febbraio, quando i dipinti non erano ancora stati ritrovati. A Sicuritalia, del resto, fin dall'inizio l'amministrazione ha addebitato «una serie innumerevole di omissioni» nelle procedure di vigilanza adottate- e soprattutto, secondo il Comune, non adottate - la famigerata sera del colpo a Castelvecchio. Già 4 giorni dopo la rapina, il sindaco Flavi Tosi puntò il dito contro «la violazione degli obblighi di sorveglianza» con la cosiddetta messa in mora (e con l'ipotesi di un'azione risarcitoria) per i danni «a qualsiasi titolo subiti dall'amministrazione». A quelle contestazioni, l'agenzia non ha mai risposto, nonostante un sollecito.E adesso? A Sicuritalia il Comune chiederà conto davanti al giudice sia delle conseguenze riportati dai quadri sia di quello che viene considerato da palazzo Barbieri un gravissimo danno all'immagine subìto dalla città. Nonostante il recupero delle opere, si prospetta dunque una mega causa risarcitoria, anche se essendoci di mezzo la giustizia civile i tempi rischiano di risultare lunghi. Così come rischia di slittare ancora il rientro delle opere in città: dalle ultime indiscrezioni, infatti, pare che le date del 14-15 giugno non siano più così certe. Dovrebbero comunque tornare entro la fine del mese e, nel frattempo, verranno esposte fino al 13 a Kiev dove nei prossimi giorni si recherà Tosi che ieri a Castelvecchio ha incontrato il braccio destro del presidente Petro Poroshenko, il segretario generale della presidenza ucraina Borys Lozhkin. A Kiev il primo cittadino definirà modi e date della restituzione direttamente con Poroshenko, che a sua volta ricambierà poi la visita a Verona. Intanto la città attende ancora di riavere il proprio «tesoro».