Ladri in azione nella basilica di Santa Maria sopra Minerva, a due passi dal Pantheon, una delle zone che dovrebbe essere tra le più sorvegliate di Roma. Sono stati rubati la croce e i chiodi del Cristo realizzati da Alessandro K0kocinski nell'ambito dell'iniziativa «Sette artisti in sette chiese». Il rettore ha subito presentato denuncia alla polizia, che spera di individuare il ladro grazie all'impianto di videosorveglianza. E' l'ultimo sfregio di una lunga serie al patrimonio di Roma. La rabbia dell'artista: «Indegno, queste cose non debbono accadere». Una croce in legno, tre chiodi in ferro. Il completamento dell'ultima opera di Alessandro Kokocinski, che lo scultore, pittore e scenografo di origini russo-polacche ha creato per l'Anno Santo. Elementi che sono spariti forse nella giornata di venerdì dalla basilica di Santa Maria sopra Minerva, vicino al Pantheon. Un furto in pieno giorno, quando la chiesa è affollata di visitatori, che l'entourage dell'artista ha scoperto solo ieri grazie a un'email inviata dai curatori della mostra. «L'opera - precisano i collaboratori di Kokocinski - è stata realizzata dal maestro nel periodo novembre-dicembre 2015: si tratta di una scultura in vetroresina su pannello ligneo, - la definizione è estroflessione figurativa - ai piedi della quale erano collocati i chiodi, la corona di spine e il sudario». Il rettore della basilica è già andato dalla polizia per denunciare la sparizione dei complementi della creazione di Kokocinski, esposta dalla fine di febbraio nell'ambito dell'iniziativa «Sette artisti in sette chiese»: «Il mio giovane Cristo è ancora uomo sospeso - spiega proprio l'artista, descrivendo la sua creazione - e, liberandosi nello spazio, trasfigura nella serena vittoria sulla morte: serenità nell'assoluto e verso una luminosa alba stellare alla quale tutta l'umanità anela. La croce è già superata, lasciando sulla terra i segni della tormentata passione». Proprio quella croce insieme con i chiodi erano deposti su un panno antico - ovvero il sudario - che ora è desolatamente vuoto. «Dovrò ricrearli subito, perché così l'opera non è completa, rappresentavano la chiusura», aggiunge Kokocinski, che presenterà a sua volta la denuncia domani, al ritorno in città dallo -laboratorio a Tuscania, in provincia di Viterbo, dove trascorre la maggior parte delle giornate. «Certo, queste sono cose che non devono succedere, non c'è ritegno, nessun rispetto per l'arte. Ognuno prende quello che vuole, così senza motivo. Un fatto del genere non mi era mai capitato in tutta la carriera». Le indagini sono scattate subito. Un sopralluogo sarebbe già stato svolto dagli investigatori del commissariato Trevi-Campo Marzio. I componenti del Cristo potrebbero essere stati rubati da qualche balordo entrato nella basilica per appropriarsi di oggetti metallici da riciclare. Anche se sembra più probabile - ipotizzano sempre dall'entourage dell'artista - che il ladro abbia voluto portar via quello che riteneva più che altro un souvenir. Per questo gli agenti puntato ad individuare un eventuale visitatore che avrebbe addirittura oltrepassato le recinzioni attorno all'opera. Forse le telecamere della videosorveglianza della basilica hanno ripreso tutta la scena e questo potrebbe permetterlo di incastrarlo e denunciarlo.