Vicino il "sì" alle modifiche che stravolgono la legge sui Parchi, fronte ambientalista diviso di Vittorio Emiliani (Comitato per la Bellezza) Ormai è vicino il voto in Senato sulle modifiche che la maggioranza di governo e altre forze vogliono apportare, dopo anni di vani assalti, alla legge-quadro del 1991. Modifiche che secondo molti ambientalisti e studiosi - a partire da Giorgio Nebbia, da Luigi Piccioni, da Giuseppe Rossi ex presidente del Parco della Majella e creatore quarant'anni addietro a Civitella Alfedena del primo Museo del Lupo - stravolgono la sostanza della legge voluta venticinque anni fa da Antonio Cederna e da Gianluigi Ceruti. Essi ritengono infatti che la legge abbia dato buoni risultati e che non a caso da allora il numero dei Parchi Nazionali e Regionali sia grandemente cresciuto fino a superare ampiamente il fatidico 10 del territorio nazionale protetto. Semmai, con l'avvento dei governi Berlusconi (ministri Matteoli e Prestigiacomo) e più tardi coi governi Monti, Letta e Renzi quel prezioso patrimonio naturalistico, forestale, igienico-sanitario è stato come abbandonato a se stesso con commissari di sempre più mediocre livello, scelti fra ex sindaci di piccoli Comuni del Parco o fra ex presidenti dei cacciatori, con direttori spesso vacanti, e così via. Col tentativo, col centrodestra, di farne dei luna-park. Si pensava che il governo Renzi avrebbe portato rimedio a questo deplorevole semi-abbandono di un autentico "tesoro nazionale", "il volto amato della Patria", per il quale il ministro Benedetto Croce e il sottosegretario Giovanni Rosadi nel 1922 crearono i primi due Parchi Nazionali, del Gran Paradiso e d'Abruzzo. Invece la trasformazione del Parco Nazionale dello Stelvio in uno "spezzatino" fra Provincie Autonome e Regione Lombardia è andata in porto e vanno avanti queste modifiche con le quali si baratta l'integrità forestale con le entrate finanziarie da "royalties" versate da lobby interessate allo sfruttamento delle cave (le Apuane insegnano), delle sciovie, e di altre risorse naturali e ambientali. Si vogliono anche inserire nei nuovi Consigli di Amministrazione dei Parchi rappresentanze degli agricoltori. Nelle aree protette può venire ricompresa l'agricoltura e anche una certa zootecnia, ma con estrema attenzione (pecore e capre possono distruggere zone intere di parco, ricordo bene quando Cossiga voleva far inserire gli ovini nella tenuta di Castelporziano e il direttore Giovanni Emiliani dovette opporre autentiche barriere). Purtroppo questi stravolgimenti nella legge n. 39491 - che andava soltanto adeguata al Codice per il Paesaggio RutelliSettis - hanno scompaginato il fronte ambientalista, già molto incrinato dagli anni in cui ci si riuniva al Wwf Italia in 24 sigle associative per contrastare, ad esempio, le leggi obiettivo Lunardi. Su posizioni sostanzialmente favorevoli al nuovo testo è Legambiente. Ma pure dal Wwf - che ha pesanti problemi, si dice, nella gestione di oasi e aree protette e nel rinnovo del tesseramento - emergono posizioni "morbide". Dalle quali si sono dissociati esponenti importanti dell'ambientalismo aprendo un franco dibattito. Per esempio Giorgio Boscagli che insieme ad altri sollecita il Wwf ad assumere al più presto (i tempi sono stretti) una posizione più critica e rigorosa. Carlo Alberto Pinelli presidente di Mountains Wilderness chiede che si operi fraternamente affinché la storica associazione riassuma un ruolo-guida. E così altri. Posizione giusta e corretta, ma il relatore agli emendamenti per la legge 39491 Massimo Caleo (Pd) ha ripresentato di recente lo stesso testo che Boscagli e lo stesso Pinelli giudicano inaccettabile. Non è il momento di divisioni e però queste risalgono ormai a qualche anno addietro quando i problemi paesaggistici ed ambientali posti dalle torri e dai parchi eolici hanno scavato un solco fra le forze ambientaliste: favorevoli Legambiente, Greenpeace e in parte il Wwf. Contrarie invece Italia Nostra, Comitato per la Bellezza, Bianchi Bandinelli, Salviamo il Paesaggio, ecc. E le pale continuano a diffondersi con molti danni ai paesaggi più intatti, pochi vantaggi per la produzione di energia pulita e nessun utile per le popolazioni dopo un primo flusso di sovvenzioni. A Scansano, in Maremma, dove le pale gigantesche girano, quando c'è vento, a ridosso del millenario Castello di Montepò e dei vigneti Doc di Morellino (i Biondi Santi fecero ricorso al Tar, ottenendo malauguratamente poco) il bilancio comunale è in passivo per una cifra decisamente pesante. E i benefici allora? Certo il turismo e l'agro-turismo così praticati nella Toscana dei bei paesaggi non è attratto da un castello attorniato di pale eoliche. Tutto ciò è compatibile con l'ambientalismo? No, proprio no, assolutamente no.
Vittorio Emiliani: Vicino il sì alle modifiche che stravolgono la legge sui Parchi, fronte ambientalista diviso
Il governo sta per votare modifiche alla legge sui Parchi, che secondo molti ambientalisti e studiosi stravolgono la sostanza della legge del 1991. La legge originale aveva dato buoni risultati e aveva aumentato il numero dei Parchi Nazionali e Regionali. Tuttavia, con l'avvento dei governi Berlusconi e successivamente coi governi Monti, Letta e Renzi, il patrimonio naturistico e forestale è stato abbandonato. Il governo Renzi avrebbe dovuto portare rimedio a questo stato di abbandono, ma invece ha portato modifiche che barattano l'integrità forestale con le entrate finanziarie da "royalties" per l'estrazione di risorse naturali.
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