Non solo un parco per bambini, ma un punto di valore archeologico, certificato da una équipe di "archeobotanici" lombardi: il verdetto, ormai noto, ha confermato che gli alberi dei giardini di Sant'Eufemia (in via Sant'Eufemia) sono gli stessi che crescevano spontaneamente nell'Età del Ferro. Non solo: sono stati ritrovati anche semi carbonizzati di lino, papaveri, legumi, piante officinali. Le piante che coltivavano i primi veneti per il sostentamento, e che oggi l'associazione Archeoverde ha ripiantato in un orticello didattico. Gli alberi antichi (ci sono esemplari di nocciolo, betulla, frassino, carpino, fico, sambuco, gelso da carta, tasso e quercia) sono oggi affiancati da un cartello e da informazioni specifiche, creando un vero e proprio percorso aperto alle scuole, che per tutta questa settimana (fino a domenica) si allarga ad una mostra per le scuole. Ieri l'inaugurazione, alla presenza dell'assessore al decentramento Marina Buffoni e delle ideatrici del progetto (proff. Grazia Gioseffi e Antonia Dalla Costa): i bambini potranno sperimentare in prima persona l'esperienza di uno scavo, vedere i semi carbonizzati ritrovati dagli archeologi e quelli "freschi", l'orto didattico, le piante, un tipico accampamento paleoveneto e, novità dell'anno, una nidiata di pulcini di galline padovane dal gran ciuffo. Esemplari in apparenza tipici delle nostre zone, ma che portano con sé una lunga storia: «la leggenda» ha spiegato ieri Franco Holzer, che ha studiato approfonditamente la vicenda al fianco dei docenti del Bo «vuole che siano state portate dai Dondi dell'Orologio, ma in realtà sono arrivate con i primi studenti polacchi: per arrivare in città impiegavano un mese e mezzo a cavallo e, per assicurarsi un pasto certo, portavano con sé queste gallinelle. Da pentola non sono buone, troppo piccole, ma fanno un ovetto al giorno. Una volta a Padova le liberavano vicino all'università, in quello che tutt'ora si chiama "Canton del Gallo"». Holzer, una decina d'anni fa, ha dimostrato la sopravvivenza di questa particolare gallina in una città polacca di nome Zamosc, fondata nel 1600 per volontà di uno studente di ritorno da Padova, che qui fu anche rettore. La città, oggi patrimonio dell'Unesco, fu a suo tempo intitolata, non a caso, ad un architetto padovano: Bernardo Morando. Gli esemplari di gallina ed i pulcini visibili al parco sono stati allevati e gentilmente prestati dalla scuola agraria San Benedetto Da Norcia. Silvia Quaranta