Scatta un secondo ricorso al Tar contro l'occupazione d'urgenza Amaro destino di un territorio costretto a scegliere tra bellezza e inquinamento. Tra il proteggere un prezioso sito storico dentro la campagna e il liberarsi di camion e smog. Ma certo, di fronte alle prodigiose evoluzioni architettoniche della villa Nicoli Scribani, oggi villa Serena, progettata da Giuseppe Cozzi e che Vittorio Sgarbi non esita a definire la più bella del Settecento piacentino,'vale la pena di fermarsi a pensare. Nel caso, di fare un passo indietro. Basta varcare la soglia dell'edificio e-legante e geometrico - e ieri le proprietarie hanno aperto le porte ai giornalisti - per restare senza parole. Un gioco speculare di scale, nervose come tendini e libere nell'aria, si diparte dal basso verso l'alto, dando all'edificio la leggerezza di un ricamo, togliendo anche il peso delle pareti divisorie, che pure ci sono. «Sono molto dispiaciuta per come stanno le cose, noi contestiamo la bretella tra la Tangenziale Sud e via Einaudi - riassume Maria Angela Lillo, la proprietaria - che passerebbe a 200 metri da casa, tagliando una strada, un vialetto segnalato sulle mappe già dal Settecento. E c'è timore di veder il contesto verde intorno ancor più urbanizzato, vedremo crescere capannoni sempre più a ridosso della villa. Mi sembra assurdo far passare qui il tracciato quando si può collocarlo altrove senza danneggiare nulla». Sarebbe ben accetta una soluzione che passasse nell'area retrostante o l'allargamento di via Veggioletta, soluzioni pur vagliate e poi lasciate cadere. Il passante da costruire, lungo meno di un chilometro e largo una quindicina di metri, corredato da pista ciclabile, inevitabilmente porterà traffico sostenuto e forse nuovi insediamenti, mentre già, poco lontano in linea d'aria, si intravede una seconda lottizzazione commerciale alla Veggioletta. Ma i proprietari sono decisi a fare il possibile per conservare se non intatta perlomeno non del tutto compromessa la qualità di questo tessuto rurale dominato dalla villa e per il quale Vittorio Sgarbì ha rivolto una lettera aperta al ministro dei beni culturali Rocco Buttiglione. E difatti verrà presentato un nuovo ricorso al Tar contro la procedura di occupazione d'urgenza (per il cantiere che dovrebbe partire a giorni) notificata dal Comune, intenzionato a deviare il traffico pesante dalla città. L'avvocato della proprietà, Danilo Biancospino, anticipa che verrà chiesta una sospensiva contro un atto teso ad affrettare i tempi dell'esproprio. Mentre è già in essere un altro ricorso per l'annullamento di tutti gli atti urbanistici di Comune e Provincia che, nel corso degli ultimi anni, hanno dato via libera al progetto viabilistico con una soluzione ritenuta «non ragionevole». Peccato che la riservatezza della famiglia, che detiene l'immobile e le pertinenze, tra cui una piccola chiesa, dal 1911, non abbia mai concesso di aprire, seppur saltuariamente, questo bene al pubblico godimento. «Ma oggi vogliamo farla conoscere, sicuramente ne parleremo con Domenico Ferrari, capodelegazione del Fai». E sabato alle 17 è convocata una tavola rotonda a Villa Serena dove si riuniranno perlomeno alcuni dei firmatari di un appello in difesa del luogo steso da Anna Maria Matteucci, docente di Storia dell'Arte all'Università di Bologna e da Bruno Adorni, ordinario di Storia dell'Architettura, Giuliana Ricci (Politecnico di Milano), Carlo Mambriani (Università di Ferrara), Domenico Ferrari, Francesco Valenzano, presidente di Italia Nostra Piacenza e Marco Horak, presidente dell'Associazione palazzi storici. «Anche questa campagna è di tutti, come la cintura verde intorno alla città, una via così vicina alle case porterà un traffico imponente, il tracciato doveva essere pensato più largo, gli spazi ci sono» prosegue la signora Lillo che allude alle soluzioni originarie, poi tramontate, senza che i proprietari sapessero dell'ultimo tracciato. «Il sindaco parla di una soluzione già approvata dalla Soprintendenza, ma a quanto sappiamo questa non ha dato il suo parere» rincalza l'avvocato. Rinnovato il vincolo del 1937 sull'edificio, oggi si è chiesto al nuovo soprintende di Parma e Piacenza, Luciano Serchia, di considerare anche il contesto e di preservare l'insieme. E' mancata invece, a suo tempo, un'osservazione alla variante proposta dagli uffici comunali, ma la famiglia attraversava un momento delicato, la variante è sfuggita. Così si è arrivati un po' in extre-mis. «Ringrazio pubblicamente Sgarbi che si è subito attivato ed interessato - sottolinea Maria Angela Lillo - come cultore dell'arte, del bello, ha subito capito quando è venuto da noi che l'ambiente circostante doveva essere preservato». Oggi è forte il senso di assedio di villa Serena. «Per mantenerla? Ci impegniamo con tempo, dedizione, sacrifici e denaro. Mio padre è nato qui, io pure, il nostro cuore è qui». patrizia.soffientiniliberta.lt
Questa villa è un bene della città
La famiglia proprietaria di Villa Serena, un sito storico del Settecento a Piacenza, ha presentato un ricorso al Tar contro l'occupazione d'urgenza del cantiere che dovrebbe costruire una bretella tra la Tangenziale Sud e via Einaudi. La famiglia contesta la scelta di costruire il passante da costruire lungo meno di un chilometro e largo una quindicina di metri, che porterà traffico sostenuto e potrebbe danneggiare il contesto verde intorno alla villa. I proprietari chiedono una soluzione che passi nell'area retrostante o l'allargamento di via Veggioletta.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo