PISA Officine Porta Garibaldi: l'area di circa 6mila metri quadrati che ospita l'innovativo edificio a vetri a ridosso delle mura lungo via Gioberti, è finalmente aperta a tutta la cittadinanza. O meglio, non c'è più la cancellata di protezione che ne garantiva la chiusura, manca la guardia giurata che vi stazionava ogni notte e non ci sono più i cartelli che vietavano l'ingresso. Con l'enorme rischio che prima o poi qualche ladro o qualche vandalo decida di entrare in questo "involucro costoso che racchiude più funzioni" (come ebbe a definirlo il suo architetto, Salvatore Re), rovinando una struttura avveniristica destinata alla cittadinanza. Costato ben 8 milioni di euro (3,5 tramite fondi Piuss, 4 a carico della Provincia e il resto provenienti dalla Regione), questo gioiello architettonico che dovrebbe essere utilizzato per "fini sociali e turistici", è pronto dal maggio 2015, anche se il collaudo definitivo risale a cinque mesi fa. Nell'estate 2012, quando iniziarono i lavori di ristrutturazione del fabbricato che per tanti anni aveva ospitato l'istituto tecnico commerciale Einaudi, l'idea era quella di portare qui la biblioteca provinciale, il Centro Nord-Sud e un info-point turistico dedicato in particolar modo al mondo giovanile. «Gli obiettivi più ampi che saranno raggiunti con il nuovo edificio - riportava la pagina del sindaco Marco Filippeschi, che adesso è anche il presidente della Provincia, proprietaria dell'immobile - spaziano dunque dalla promozione della lettura in tutte le sue componenti allo sviluppo di iniziative culturali, eventi, mostre, proiezioni, dibattiti; con particolare riferimento ai progetti di interscambio culturale e di cooperazione, assicurando al contempo un servizio di informazione ai turisti». Ma nonostante sia passato un anno dal termine dei lavori, le porte dell'edificio restano chiuse, mentre le erbacce iniziano a coprire gli arredi esterni. Motivo per cui già nel novembre 2015 alcuni senatori avevano chiesto al ministro dei beni culturali che fine avrebbe fatto l'intero progetto che, «dopo esser stato realizzato con ingenti finanziamenti pubblici, rischia di non avere destinazione certa». Nessuna risposta ad oggi da parte del Ministero, che «sarà sollecitato nei prossimi giorni» dalla senatrice Alessia Petraglia, una delle firmatarie dell'interrogazione. Nella stessa direzione si è mossa anche la lista Sì Toscana a Sinistra, che nei giorni scorsi ha presentato una mozione che impegna la giunta regionale a verificare "le intenzioni della Provincia di Pisa riguardo la concessione in comodato d'uso del fabbricato di via Gioberti e il profilo del rispetto dei vincoli per cui sono stati stanziati i finanziamenti europei e in parte regionali". Perché nel frattempo pare che la Provincia stia trattando con l'Università di Pisa per la concessione della struttura in comodato d'uso gratuito per un periodo di dieci anni. «Trattandosi di finanziamenti europei e regionali - dice Tommaso Fattori che ha firmato la mozione con il consigliere Paolo Sarti - occorre rispettare i vincoli per i quali questi fondi sono stati dati, quelli legati ad attività sociali e turistiche. Per cui è chiaro che la cessione di questi spazi all'università costituirebbe una violazione a quegli stessi vincoli. Quello che a noi interessa, oltre al rispetto degli impegni presi, è anche il progetto iniziale di aggregazione culturale e sociale che dovrebbe costituire un'alternativa alla movida che oggi fa tanto discutere». Nell'attesa che la Provincia decida la destinazione d'uso dell'intera struttura e soprattutto la tempistica di apertura al pubblico, chiunque può entrare ad ammirare le belle vele ombreggianti sul retro dell'edificio (manca solo il cartello "rubasi"), il castello-scivolo per i bambini e le varie cancellate dei sotterranei chiuse con un semplice lucchetto. Senza parlare di senzatetto, spacciatori o tossicodipendenti che potrebbero ben presto decidere di colonizzare l'edificio. Per citare ancora l'architetto Re, "un involucro altamente performante che racchiude come uno scrigno le attività del centro".