ROMA. Anni di burocrazie, incertezze, veti e nulla osta per portarlo a Roma, solo una notte per oscurarlo. Il monumentale graffito di William Kentridge sui muraglioni del Tevere sparisce dietro una serie di gazebo in plastica, legno e alluminio che gli operai stanno montando sulla banchina da Ponte Sisto a Ponte Mazzini per l'Estate romana. E così, proprio nei mesi in cui il lungotevere è più fruibile, l'opera viene sepolta da decine di stand commerciali. «Non siamo noi gli intrusi», taglia corto Carlo Gasparrini di Tevereterno Onlus, l'associazione promotrice del progetto. «Tutto questo aggiunge ci sta facendo riflettere sull'opportunità di un'interferenza così forte tra una manifestazione culturale e una commerciale». Gli organizzatori di Tevere Estate replicano sereni: «Abbiamo una concessione demaniale ultra decennale. Tutti sanno che da metà maggio a metà settembre su quelle banchine c'è il nostro evento, tutti lo sapevano anche prima di autorizzare il murale». L'impasse è evidente. E la responsabilità è di tutti Comune, Regione e Soprintendenze anche se il gioco allo scaricabile è già partito e il caso è presto sfuggito di mano agli attori in scena. La Regione Lazio sostiene di dare solo dei nulla osta tecnici come quello idraulico e che le autorizzazioni per l'evento estivo le rilascia il Campidoglio. Il commissario capitolino Francesco Paolo Tronca è rimasto basito e s'è inferocito alla notizia che le competenze fossero comunali, convinto com'era che dipendesse tutto dal governatore del Lazio. Le Soprintendenze, numi tutelari della città, s'erano riunite appena due giorni fa per decidere la grandezza e la struttura degli stand oltreché la distanza dal muraglione, ma nessuno sembra essersi interrogato sulle sorti dell'opera, ormai famosa in tutto il mondo. Anche il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, ha trasecolato. D'altronde appena un mese fa era stato proprio lui a tagliare il nastro di Triumphs and Laments. La miccia è stata innescata e la polemica è esplosa. La deputata del Pd e presidente del partito nel Lazio, Lorenza Bonaccorsi, ha presentato un'interrogazione al ministro Franceschini per chiedere di approfondire e verificare l'iter amministrativo. «Si fatica a comprendere spiega Bonaccorsi come si possano autorizzare strutture commerciali e gazebo che per tutta la stagione estiva andranno a coprire un'opera inaugurata solo un mese fa. Quello di Kentridge è un esperimento artistico senza precedenti per Roma, che potrà essere visibile per diversi mesi, almeno fino alle possibili piene del prossimo autunno. Non era pensabile spostare chioschi e bancarelle in altri spazi?». Il mondo dell'arte e della cultura si è già mobilitato. Il docente di scultura antica all'Accademia di Belle Arti, Andrea Fogli, si è fatto promotore di una petizione su Change.org già sottoscritta, tra gli altri, da Achille Bonito Oliva, il regista Daniele Luchetti, la scrittrice Valeria Viganò e la pittrice Giosetta Fioroni perché quei 550 metri di lungotevere diventino un'area da rivalutare e tutelare come una riserva naturale. Anche i ciclisti, in sella alle loro biciclette, stasera improvviseranno un flash bike mob di protesta. Così, dopo i "trionfi" mediatici del murale di Kentridge, ecco arrivati i "lamenti" per la noncuranza e la disattenzione per i beni comuni. Tutti aspettano il vertice di stamattina in Campidoglio per capire come risolvere la spinosa questione, che sa tanto di gaffe politico-amministrativa. E nessuna ipotesi è esclusa