Recuperati dai magazzini, restaurati e ricollocati nelle loro posizioni originarie: gli arredi della Palazzina cinese rappresentano un importante arricchimento del percorso museale della dimora di Ferdinando e Carolina di Borbone, che da Napoli fuggirono per trovare riparo a Palermo. Il risultato dei lavori condotti dalla Soprintendenza regionale che ha realizzato il nuovo allestimento della Casina sarà presentato oggi alle 17, 30 dall'assessore ai Beni culturali Carlo Vermiglio e dalla Soprintendente Maria Elena Volpes. Chiusi nei magazzini negli anni Ottanta, ecco di nuovo visibili sessantatré stampe inglesi provenienti dalla Royal Academy of Art, venticinque quadretti cinesi che re Ferdinando acquistò da un mercante d'arte orientale nel Settecento, due dipinti ovali, quattro vasi in alabastro e porcellana, posizionati su due tavoli da parete, "mezzine", anch'essi recuperati, e due guéridons, ovvero tavolini bassi su capitello, preziosissimi per i materiali adoperati, come pietre e legno fossili, dorature e tarsie, rari per la bellezza dei materiali e a cui il sovrano era particolarmente legato, realizzati dalla Regia ebanisteria di Napoli. La storia di questi arredi, rimasti nascosti per tanto tempo, è affascinante: decisi a fuggire verso Palermo, Ferdinando e Carolina scelgono di portare con loro un cospicuo numero di oggetti preziosi, opere e arredi provenienti da Villa Favorita di Ercolano: sono 167 le casse spedite da Napoli che giungono sul molo di Palermo per essere trasportati alla Casina cinese, che venne inaugurata il 4 ottobre del 1799, per festeggiare l'onomastico del figlio Francesco. «Abbiamo trovato la descrizione di tutto il contenuto delle casse all'Archivio di Napoli- racconta Maddalena De Luca, curatrice del volume che si presenta oggi e anche informazioni sulla collocazione originaria degli arredi, che ci hanno permesso una ricostruzione dell'allestimento quanto più fedele all'originale basata su due inventari del 1807». Pregevole omaggio all'origine dei proprietari è la "Camera all'Ercolana", realizzata da Vincenzo Riolo tra il 1805 e il 1808, una camera che reca dodici pitture ad olio posizionate sulle pareti, intervallate da eleganti pitture- cameo in bianco e nero, omaggio agli scavi napoletani di quegli anni. Le stampe, che costituiscono una piccola antologia della pittura inglese del Settecento, hanno vari soggetti, dal ritratto alla scena domestica al paesaggio, e sono state posizionate su una intera parete nella sala da ballo; nell'inventario è stato trovato anche il contratto con il falegname palermitano incaricato di realizzare le cornici. I quadretti cinesi dedicati ai lavori porcellana, riso, tè, seta, lavori maschili e femminili nell'ottica confucianesima- sono stati ricollocati nella saletta del piano nobile, dalle pareti in tessuto di seta. Nel bagno - caratterizzato da una grande vasca di marmo dai rubinetti a forma di delfino - sono stati collocati come in origine due dipinti in ovale, Baccante e Amorino, mentre altri dipinti trovano posto nel mezzanino dove il re dormiva, visto che la camera da letto, al primo piano e sontuosa, era adoperata per rappresentanza. Nella sala da pranzo sono state aggiunte dodici sedie impagliate, anche queste settecentesche e appena restaurate.