Infatti il corredo funebre è stato riscoperto solo nel 2010, nei depositi del museo durante i lavori di riallestimento delle sale. Monili e gioielli giacevano lì da quando "furono miracolosamente sottratti agli scavatori di frodo, in un sequestro degli anni Sessanta del secolo scorso", racconta Alfonsina Russo, soprintendente per l'Etruria meridionale. Le tecnologie 3D sono state impiegate per la progettazione dei supporti, mentre analisi radiografiche e di fluorescenza dei raggi x hanno permesso all'Istituto superiore per la conservazione ed il restauro l'identificazione delle leghe di metalli, per lo più rivestite in oro. "I diversi materiali che compongono questo corredo funerario, metalli come l'oro, l'argento e il bronzo, ma anche ambra, pasta vitrea e faïence - raccontano le restauratrici Irene Cristofari e Flavia Puoti - hanno richiesto un approccio multidisciplinare e interventi conservativi differenziati". Allora la Tomba degli Ori svela gli intensi scambi marittimi con i Greci e i Fenici, spinti sulle coste del Lazio settentrionale dall'esigenza di "attingere alle fonti di approvvigionamento di materie prime necessarie al progresso industriale e tecnologico", spiega la coordinatrice del progetto, Barbara Davidde Petriaggi. Lo sfarzo degli ori emersi dal deposito del museo così fa rivivere un'Etruria crocevia di culture, sospesa tra Oriente e Occidente, in cui le classi dirigenti facevano proprie tecniche di lavorazione dei metalli orientaleggianti, imitando costumi e stili di vita provenienti da lidi lontani. L'evento di presentazione del restauro, finanziato dalla fondazione Paola Droghetti onlus, è in programma venerdì 27 maggio alle 19.30, in un appuntamento arricchito dalla proiezione del cortometraggio "Tesori per l'aldilà", diretto da Serena Lodovici.