Sarà «delle Statue e delle Pitture». E a Pitti nascono i «Tesori dei Granduchi» Era nell'aria e ora è un decreto: una firma e uno dei musei più famosi al mondo cambia nome e forse anche identità nell'immaginario dei turisti che da sempre lo affollano. Con la bussola orientata verso la riforma Franceschini, che ha reso autonomo e unificato il complesso museale di Uffizi, Pitti, Boboli e Vasariano sotto la dicitura di Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt ha decretato che la Galleria degli Uffizi, quella che custodisce la Venere di Botticelli e il Tondo Doni di Michelangelo, per intenderci, si chiamerà d'ora in poi Galleria delle Statue e delle Pitture. Non solo: nel giorno in cui ha firmato con l'università dell'Indiana una convenzione per la digitalizzazione in 3D di tutte la sue sculture (tra il II secolo a. C. al IV d. C.) il direttore ha comunicato la nuova denominazione di tutti i vari dipartimenti museali. Degli Uffizi si diceva: la due parte che lo compongono si chiameranno Galleria delle Statue e delle Pitture e Gabinetto dei Disegni e delle Stampe. Il Corridoio Vasariano mantiene il suo nome. LO stesso vale anche per Palazzo Pitti come contenitore generale ma al suo interno ecco le modifiche: il Museo degli Argenti si chiamerà Tesori dei Granduchi, la Galleria del Costume diventerà il Museo della Moda e del Costume e in più verrà istituito il «nuovo» Museo degli Arazzi che esporrà tutti gli arazzi ora distribuiti all'interno del Complesso Museale. Una rivoluzione? Probabilmente in fieri, per il momento per facilitare la comunicazione con l'esterno il brand Pitti e Uffizi è fortissimo i vari dipartimenti verranno accorpati con i nomi originari. Poi sarà l'uso e il tempo a sancire quale saranno i nomi più utilizzati. Quello che è certa è invece la rivoluzione digitale della collezione di sculture. Consentirà l'archiviazione sul cloud di 1.200 opera d'arte degli Uffizi, il primo museo al mondo che si attrezza in questo senso, la possibilità di averne una visione in dettaglio, tramite la rete e in futuro la stampa in 3D di copie degli originali. «Copie realizzate solo da noi che potrebbero essere usate dice Schmidt per i prestiti delle mostre». La convenzione per cui l'Università dell'Indiana, ieri rappresentata dal presidente Michael McRobbie, investe 600 mila dollari prevede 5 anni di lavoro.