Verona. Sui lavori all'Arsenale il Pd ha fatto emergere il fatto che i lavori in due fasi previsti tra Italiana Costruzioni e Comune potrebbe fare slittare il tutto al 2017. VERONA. La trattativa tra Italiana Costruzioni e palazzo Barbieri per il restauro dell'Arsenale prosegue. Dopo l'incontro tecnico di lunedì scorso, una nuova riunione dovrebbe tenersi entro i primi giorni di giugno. E tra i temi della discussione ci sarà anche (e forse soprattutto) quello dei lavori in due fasi, su cui ieri ha sparato a zero il Partito Democratico, rivelando che, se accettato, quel metodo potrebbe fare slittare la fine dell'operazione addirittura al 2027, ovvero tra ben 11 anni. Come già emerso sul Corriere di Verona, Italiana Costruzioni intende eseguire i lavori in due parti: la prima vedrebbe il restauro della palazzina Comando e della Corte centrale, oltre che della palazzina 20 della Corte est e della 10 in Corte Ovest, mentre la seconda fase vedrebbe il recupero del resto del compendio. Il capogruppo del Pd, Michele Bertucco, assieme ai consiglieri Elisa La Paglia e Damiano Fermo, ha però rivelato ieri che la proposta prevede che tra le due fasi ci sia un intervallo di ben 11 anni: la prima parte entrerebbe in piena attività entro il 2021, mentre la seconda slitterebbe addirittura al primo gennaio 2027. Un cronoprogramma lunghissimo, quindi, che l'amministrazione comunale è intenzionata a non accettare e su cui il Pd apre un durissimo fuoco di sbarramento. Tuona Michele Bertucco: «Fra 11 anni l'Arsenale rischia d'essere un cumulo di macerie, mentre Italiana Costruzioni non assicura in alcun modo che la seconda fase sarà realizzata: tutto dipende se ricaverà abbastanza introiti economici dalla prima. Il Comune però aggiunge Bertucco dovrà versare subito i 12 milioni del suo contributo e in cambio potrà utilizzare gli spazi interni solo per un mese all'anno e per attività gentilmente concesse dall'impresa, che avrà diritto di veto su alcune di esse». Sull'incertezza della fase 2 ha messo l'accento anche Elisa La Paglia («c'è un enorme forse») mentre Damiano Fermo ha giudicati l'operazione come «fumo negli occhi». Da parte dell'amministrazione, peraltro, si sottolinea come la trattativa sia tutta da completare. Le richieste di quest'ultima sono legate all'inserimento di una scuola (proposta che il Pd giudica negativamente, affermando che ci sono edifici adatti ad ospitarla sulle Torricelle o in altre zone) e alla creazione di spazi per ospitare tutta la parte del Museo di Scienze Naturali che non troverà posto a Castel San Pietro. Ma la richiesta principale diventa adesso quella di ridurre di molto i tempi, meglio se realizzando i lavori in un'unica fase anziché due.