Respiro internazionale e concerti ogni sera per far vivere la sala Verdi U n disco può cambiare la vita. Aveva 8 anni Ralph Fassey quando vinse una gara di flauto e in premio ebbe un lp. «Il 5 concerto di Beethoven suonato da Arrau. Fu un'illuminazione», ricorda Fassey, nato a Parigi nel 1958, milanese d'adozione, per 30 anni top manager dell'industria farmaceutica, da 40 giorni presidente del Conservatorio «Giuseppe Verdi». «Ogni volta che entro in quel cortile provo una grande felicità e rinnovo l'impegno di aprirne le porte alla città, farlo diventare il polo della musica concertistica di Milano». Come fu per lei bambino quel disco? «Volevo anch'io suonare quello strumento. Ma i miei non erano ricchi, così disegnai su un foglio una tastiera dove muovere le dita immaginando suoni meravigliosi. Finché mio padre mi comperò un piano vero. Lo conservo ancora». E poi? «Il conservatorio, uno povero della banlieue parigina. Ma mentre cresceva il mio amore per la musica mi resi conto di non essere abbastanza dotato. Così mi laureai di economia e commercio, iniziai un'altra carriera, senza però rinunciare alla musica». Una doppia vita costellata da incontri straordinari. «A 15 anni conobbi Stockhausen di cui restai amico fino alla sua morte. La passione per la fotografia mi portò a ritrarre Xenakis a Messiaen. E Pierre Boulez, a cui ho reso omaggio per i 90 anni organizzando il concerto alla Scala per "Milano Musica"». Come trasferire tanta esperienza manageriale nella musica? «Spingendo lo sguardo oltre i confini. Sulla scia del lavoro avviato dal direttore Melchiorre, punto ad allargare il respiro internazionale del Conservatorio. Deve diventare per gli studenti europei un punto di attrazione competitivo con Berlino, Parigi, Londra. E poi la sala Verdi, oggi non usata abbastanza. Per il 2020, anno conclusivo del mio progetto "Horizon", dovrà vivere ogni sera». Ma come riempire ogni sera quei 1400 posti? «Sto mettendo a punto una stagione pianistica dove gli artisti tengano anche una masterclass aperta a tutti gli appassionati. Lo stesso per la sinfonica. Voglio impegnare un'orchestra italiana per una stagione dove la contemporanea sarà molto presente e dove gli allievi più bravi potranno fare pratica suonando con gli strumentisti. Anche qui masterclass, l'Ensemble Intercontemporain di Boulez si è già detto interessato. E autorevoli maestri seguiranno l'esempio delle lezioni tenute da Daniele Gatti e Gianandrea Noseda». Collaborazioni con altre realtà? «Da manager so bene che le partnership sono fondamentali per vincere. Intendo innescare sinergie, per esempio proporre alla Statale e al Politecnico di aprire ai nostri studenti corsi di materie affini con la musica, matematica, fisica, architettura, filosofia La conoscenza scientifica e umanistica è fondante per un musicista». Altri progetti? «L'archivio del Conservatorio nasconde un tesoro, migliaia di manoscritti inediti che gli studenti di musicologia potranno vagliare e magari far scoprire in spettacoli da realizzare con gli allievi della Scuola del Piccolo e dell'Accademia scaligera. Penso anche all'Archivio Ricordi, dove 700 libretti attendono di trovare chi li metterà in musica». I suoi primi impegni? «Cambiare l'illuminazione della Sala Verdi. Troppo fredda, da clinica. A occuparsene, sotto la guida di professionisti, vorrei fossero gli studenti del Politecnico. Sto cercando uno sponsor per l'impresa. Bisogna che i privati facciano la loro parte visto che il pubblico latita. Non abbiamo neanche più i fondi per gli strumenti. L'ultimo pianoforte è stato acquistato negli anni '70. Gli studenti di oggi si esercitano ancora su quelli, sistemati e risistemati mille volte».
Milano. Valorizzazione degli archivi e sinergie internazionali. Il Conservatorio secondo Fassey
Ralph Fassey, nato a Parigi nel 1958, milanese d'adozione, è stato top manager dell'industria farmaceutica per 30 anni e presidente del Conservatorio Giuseppe Verdi per 40 giorni. Ha iniziato a suonare il flauto all'età di 8 anni e ha vinto un concorso con un disco di Beethoven. Ha anche studiato economia e commercio e ha iniziato una carriera senza rinunciare alla musica. Ha incontrato importanti musicisti come Stockhausen, Xenakis, Messiaen e Boulez. Ha lavorato per trasferire l'esperienza manageriale nella musica, espandendo il respiro internazionale del Conservatorio e riportando in vita la Sala Verdi.
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