Esposta in una teca allarmata, digitalizzata e messa al centro di un convegno di specialisti. Fulvio Silvano Stacchetti, direttore della biblioteca Riccardiana di Firenze, immagina così il futuro della lettera di Cristoforo Colombo ritrovata dai carabinieri a Washington, di cui ieri il ministro dei beni culturali Dario Franceschini ha annunciato l'imminente ritorno in Toscana. «Il documento precisa Stacchetti è ancora sotto sequestro, ma appena sarà possibile, in accordo col ministro, vorremmo esporlo al pubblico, con gli adeguati sistemi di sicurezza ». Parte di un incunabolo miscellaneo comprensivo di venticinque documenti, la "Epistola de insulis nuper inventis", una delle tredici o quattordici copie in latino esistenti al mondo della missiva che Colombo scrisse in spagnolo ai reali Ferdinando e Isabella nel 1493, per annunciare loro la scoperta dell'America, era stata chiesta raramente in consultazione da studiosi e ricercatori di passaggio a Firenze: «Quattro, forse cinque volte al massimo. Questo perché la nostra biblioteca spiega il direttore non è conosciuta nell'ambito degli studi su Colombo, data la sua specializzazione in letteratura umanistica ». Anche per questo fino a tre anni fa, quando da Roma sono partite le indagini, «nessuno di noi pensava che potesse essere stata trafugata, e che quello nel nostro deposito manoscritti fosse un falso». Quanto alle origini del furto, Stacchetti è convinto sia avvenuto fra luglio 1950 e aprile 1951, quando il volume era stato richiesto dalla Nazionale Roma per un inventario: «Escludo che possa essere successo nella nostra biblioteca, dove i manoscritti sono oggi custoditi con meccanismi di sicurezza paragonabili a quelli dei caveau delle banche». Secondo la ex direttrice della Riccardiana, Giovanna Lazzi, in servizio dal 1996 fino al 2015, l'"Epistola" avrebbe lasciato la biblioteca anche un'altra volta, nel 1992, per essere esposta a Genova durante le celebrazioni per il quinto centenario della scoperta dell'America: «Ma anche allora spiega le misure di sicurezza erano tali da impedire ogni ipotesi di furto: quando un documento viene prestato a una mostra, viene sorvegliato finché non viene inserito in vetrina, e da lì non viene più rimosso. Per falsificare una lettera del genere serve molto tempo e una grande abilità». Gaia Rau
FIRENZE. "E ora vogliamo esporla al pubblico"
Il direttore della biblioteca Riccardiana di Firenze, Fulvio Silvano Stacchetti, ha espresso la speranza di esporre la lettera di Cristoforo Colombo ritrovata dai carabinieri a Washington, di cui il ministro dei beni culturali Dario Franceschini ha annunciato l'imminente ritorno in Toscana. Il documento è ancora sotto sequestro, ma appena sarà possibile, si spera di esporlo al pubblico con sistemi di sicurezza adeguati. La lettera, parte di un incunabolo miscellaneo, è una delle tredici o quattordici copie in latino esistenti al mondo della missiva che Colombo scrisse in spagnolo ai reali Ferdinando e Isabella nel 1493.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo