A NAPOLI i politici spesso trascurano quanto pesano le loro intenzioni, i loro progetti, le loro proposte sull'economia locale e in particolare sulle connessioni tra la nostra città e il resto del mondo. Eppure l'economia napoletana è sempre più integrata nei mercati internazionali, sempre più il benessere, le condizioni di vita, le possibilità di crescita dei posti di lavoro e dei redditi, qui a Napoli, dipendono da quanto accade al Nord d'Italia, in Europa e perfino in regioni ancora più lontane da noi. Prove ripetute della miopia della nostra classe politica si hanno quotidianamente mano mano che si avvicina la scadenza elettorale. Sentite un candidato alle elezioni parlare o leggete che scrive dei turisti che affollano l'aeroporto di Capodichino e di come potrebbe migliorare l'accoglienza che riserviamo agli stranieri? Ritorna nella campagna per le elezioni municipali la questione del porto di Napoli, di una sua gestione più efficiente, adatta a migliorare l'interscambio delle merci con i mercati esteri? Ascoltiamo discutere i politici sui benefici che con una maggiore sicurezza delle strade avrebbero i nostri concittadini e pure gli stranieri? Avvertite la preoccupazione dei politici per i contraccolpi che l'illegalità infligge al commercio locale, all'artigianato e perfino al valore delle abitazioni? La politica stenta a capire che l'immagine e la reputazione che Napoli conquista agli occhi del mondo, sono un bene immateriale, una ricchezza potenziale da curare, rinvigorire continuamente e poi saggiamente utilizzare nel tempo. Viviamo un'epoca nella quale questa ricchezza sta aumentando grazie ad avvenimenti esterni più che per cause interne, cioè perché migliorano le nostre istituzioni e la politica che le governa. Tra i fattori esterni che accrescono la reputazione della nostra città, ci sono la minore minaccia del terrorismo e l'invecchiamento dei popoli europei, che spinge gli stranieri anziani a ricercare località amene, con una storia affascinante, dove trascorrere periodi di svago, di acculturazione e di riposo. Perciò fa al più sorridere la propaganda di un aspirante sindaco il quale si propone di contrapporre Napoli al resto d'Italia e del mondo proponendosi di arginare i poteri forti che cospirano contro le fortune della nostra città e rivendicando una sorta di pulizia etnica a salvaguardia della purezza della stirpe napoletana. Provoca al tempo stesso qualche imbarazzo ai cittadini più consapevoli la proposta di un altro candidato sindaco di elargire un sussidio generoso, incondizionato, ai disoccupati e ai poveri ignorando che il bilancio del Comune è quasi pronto ad essere commissariato per la bancarotta incombente. Suscita infine appena curiosità leggere che la leva per risollevare l'economia locale sarebbe, secondo un altro candidato sindaco, il mare e l'economia legato alla fruizione del mare. Se questi sono a larghe linee i programmi per il governo locale, c'è da preoccuparsi perché l'immagine e il futuro della città ne uscirebbero rattrappiti, ridotti in una dimensione piccola-piccola, irrilevante agli occhi del resto d'Italia e del mondo. Ma per fortuna Napoli ha sviluppato sufficienti anticorpi per riproporsi come città europea, cosmopolita. Di tali anticorpi ce ne sono due che si stanno facendo strada per loro conto, indipendentemente dalla politica e dai suoi riti. Un anticorpo è costituito dall'iniziativa di gruppi d'imprenditori che si associano per consolidare e poi accrescere l'attrazione turistica della città. L'idea, come l'ha presentata Armando Brunini, amministratore delegato dell'Aeroporto di Capodichino nel Quaderno del Circolo Rosselli "Quaranta voci per Napoli", è di rafforzare la posizione della città come attrattore del turismo di svago e farne ciò che non è ancora, cioè sede per organizzare convegni, congressi e conferenze internazionali. A questo scopo si è avviata una nuova struttura (il Convention Bureau) imperniata su un gruppo di operatori privati e aperta alla collaborazione con strutture pubbliche, emanazione della Regione Campania e del Comune di Napoli. Colpisce nell'approccio di Brunini l'enfasi che egli pone sui requisiti di professionalità, apertura alla competizione internazionale, combinazione tra finalità pubblica e interesse privato, che dovrebbe avere qualunque istituzione chiamata a organizzare gli interventi per il turismo nell'area di Napoli. L'altro anticorpo è la spinta, che è sociale e pure imprenditoriale, a valorizzare e utilizzare parti del patrimonio culturale anche per finalità di reddito. Finalità quest'ultima definita "mercificazione" da alcuni studiosi, come Tommaso Montanari (si veda il suo scritto raccolto in "Quaranta voci per Napoli"), i quali inorridiscono all'idea che ogni iniziativa aperta alle forze di mercato finisca come Piazza Plebiscito concessa dal sindaco de Magistris alla Nutella. Ma non è necessariamente così e la scelta sull'uso dei beni culturali non sempre è costretta tra le vestali che custodiscono la memoria del passato lasciandola deperire nel tempo e gli avidi mercanti che vorrebbero distruggerla con le ruspe pur di arricchirsi.
NAPOLI - Quei programmi senza contenuti
A Napoli, la politica spesso trascura l'economia locale e le connessioni con il resto del mondo. L'economia dipende da quanto accade al Nord d'Italia, in Europa e in regioni lontane. I politici parlano spesso di turisti e di migliorare l'accoglienza agli stranieri, ma non offrono soluzioni concrete. La politica stenta a capire che l'immagine e la reputazione di Napoli sono un bene immateriale da curare e rinvigorire. La città sta aumentando la sua reputazione grazie ad avvenimenti esterni, come la minore minaccia del terrorismo e l'invecchiamento dei popoli europei.
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