TRA polemiche e polveroni continua a far discutere il cambio della guardia. La decisione del commissario dell'Asl di affidare la cura del patrimonio archivistico a Gennaro Rispoli, chirurgo, storiografo della medicina e fondatore del Museo delle arti sanitarie, non va giù. Rispoli, la sua nomina ha suscitato un vespaio, come mai? «Mi dispiace. Un inutile polverone e sgradevoli polemiche di basso conio, ma non c'è nulla di strano e tantomeno di scorretto in quello che è accaduto». Ovvero? «Semplicemente è accaduto che il responsabile dell'Asl ha ritenuto opportuno, per ragioni squisitamente aziendali e per il bene del Bianchi, far trasferire alcuni dipendenti in un'altra struttura. Niente di scandaloso, di irregolare o di illecito. Contestualmente ha affidato l'incarico di inventariare e catalogare i beni storico-artistici del Bianchi a me». E perché proprio a lei? «Perché da anni seguo per passione i beni artistici e storico-sanitari, e nel 2011, a titolo gratuito, sono stato nominato referente di questi beni, senza risorse e senza organico. E anche perché in questi anni mi sono occupato della loro salvaguardia e valorizzazione. Lo dimostra l'attività svolta, sempre a titolo gratuito, agli Incurabili, come sa bene chi conosce il Museo». Cosa dovrebbe fare al Bianchi? «Si parte da una verifica sulla situazione dei beni, in primis quelli a maggior rischio dispersione. L'obiettivo è anche fare chiarezza su tutte le attività mai completate e sullo stato di confusione anche di carattere patrimoniale». E cosa sta venendo fuori? «Innanzitutto stiamo procedendo a un'operazione di riordino e di archiviazione. Non esisteva un libro di registrazione di entrata e uscita delle opere. E le uniche notizie di cui dispongo sono quelle parziali detratte da altre istituzioni, le ispezioni di altri organismi». Ma sinora cosa è emerso? «A un primo esame sembrerebbe che non siano state espletate correttamente le procedure amministrative. Inoltre stiamo documentando un palese degrado e nocumento dei beni custoditi. Per quanto riguarda la quadreria sono già partite indagini incrociate con Soprintendenza alle Belle arti e Città metropolitana - tese a una verifica e anche alla creazione di un registro ». Sta dicendo che alcune opere mancano all'appello? «Purtroppo sì, ce ne siamo accorti confrontando gli elenchi. Non quelli del Bianchi, perché inconsistenti, ma i cataloghi di mostre e altri documenti. È in corso una verifica generale anche attraverso rilievi fotografici. A breve sarà valutato il lavoro svolto dalle associazioni che in comodato hanno parzialmente inventariato cartelle cliniche, biblioteca e archivio storico. Intanto, è stata richiesta la restituzione di un'importante tela prestata anni fa per una mostra e mai restituita». Altre emergenze? «Si deve provvedere a mettere in sicurezza il patrimonio e alla corretta tenuta dei libri custoditi nell'ex psichiatrico. Come pure si sta provvedendo al riordino delle carte di altri ex manicomi. L'obiettivo finale, ovviamente, oltre a una corretta conservazione della memoria dell'ospedale, è arrivare alla fruizione del bene artistico, storico-sanitario per tutta la cittadinanza ». La accusano di presiedere un'associazione, Il faro di Ippocrate, a cui è stata affidata la catalogazione dei beni Asl. «L'associazione non c'entra nulla con le carte del Bianchi, si occupa infatti del Museo delle arti sanitarie, che abbiamo creato sulla collina di Caponapoli grazie agli sforzi dei volontari, perlopiù medici e storici dell'arte, e basandoci anche su collezioni di appassionati. Uno sforzo immane che è stato riconosciuto dalle istituzioni. Ma, ripeto, la questione del Bianchi è un'altra, anche se ovviamente parliamo sempre di beni storico-artistici». E la delibera regionale che ha fatto scattare la protesta dei Cinquestelle? «L'associazione che ho fondato con illustri amici dieci anni fa, a titolo gratuito e senza scopo di lucro, sta fotografando il degrado, architettonico e strumentale del patrimonio storico-sanitario, con l'obiettivo di tutelare, salvaguardare, valorizzare e promuovere la memoria della Scuola medica napoletana e delle arti sanitarie. Un percorso in salita che ci ha permesso di aprire alla città spazi chiusi da decenni e di arricchire la cultura scientifica e la storia della città capitale. La Regione ha riconosciuto questi sforzi e ci ha chiesto di continuare ». Perché tante accuse, allora? «C'è chi preferisce che le cose restino abbandonate al degrado, c'è chi mette i suoi interessi sopra a quelli della città, c'è chi ha interesse a far fallire gli sforzi di crescita di Napoli. E c'è chi spera nell'oblio, magari lamentandosene».