Il caso più eclatante è la Cattedrale di Agrigento. Quando ne parlano, all'Ispra l'agenzia del ministero dell'Ambiente che si occupa di ricerca snocciolano un elenco di frane che si articola su mezzo millennio: 1506, 1745, 1944, 1966, 2003, 2006, 2011. La chiesa intitolata a San Gerlando nella città della Rupe Atenea, però, non è l'unica: secondo il dossier elaborato dall'agenzia, in Sicilia sono ben 420 i beni culturali a rischio elevato o molto elevato, con una geografia che si sparpaglia per oltre un centinaio di comuni e in tutte e nove le province. Non bisogna andare molto lontano dalla Cattedrale di San Gerlando, per trovare un altro esempio. Nella Valle dei Templi, ad esempio, preoccupa la tenuta del terreno a ridosso della cinta muraria, e quindi il direttore del parco Giuseppe Parello, qualche mese fa, ha preso in mano la situazione: nell'area archeologica hanno fatto la propria comparsa due centraline di monitoraggio, una vicino al tempio di Giunone e l'altra poco lontano da quello di Ercole. «Abbiamo attivato una collaborazione con il dipartimento Geotecnico dell'università di Palermo spiega Parrello e stiamo tenendo sotto controllo la situazione di quei due templi, di quello dei Dioscuri e delle Porte II e VI. Non c'è un allarme, ma è bene tenere d'occhio la situazione». Anche perché la memoria dei crolli è molto recente, nei siti culturali. Senza dover ricordare il caso di Pompei, a due passi da Palermo c'è un esempio non troppo lontano: nel 2007 in uno dei siti tuttora indicati dall'Ispra fra quelli a rischio, l'area archeologica di Solunto, alcuni massi caddero sulla strada d'accesso. I danni, fortunatamente, non furono irreparabili, ma costrinsero la Soprintendenza a chiudere temporaneamente il parco. «Quest'anno annota la direttrice, Lucrezia Fricano non è piovuto molto, per fortuna. Non abbiamo segnalazioni particolari di allarme, e sulla strada d'accesso ormai ci sono delle reti di contenimento». Quello di Solunto, del resto, non è l'unico caso di un monumento passato dalle pagine della cultura a quelle della cronaca. Dall'altra parte della Sicilia, ad Augusta, il castello voluto da Federico II è finito al centro di un'indagine della Procura di Siracusa: tre mesi fa un dossier di Italia nostra ha segnalato il rischio di "scivolamento" della fortezza sveva verso il mare per il ritardo su un consolidamento che la sovrintendenza ritiene prioritario, facendo scattare i sigilli e un avviso di garanzia per il presidente della Regione Rosario Crocetta, per il suo predecessore Raffaele Lombardo e per quattro dirigenti. Siracusa, però, è una delle province meno a rischio. Molti di più sono ad esempio i monumenti del Ragusano: fra i trenta, tutti ad alto rischio, indicati dall'Ispra, spicca ad esempio la chiesa di Santa Maria delle Scale, nel capoluogo ibleo, costruita a partire dal XIII secolo e già danneggiata da una calamità naturale, un terremoto, nel Seicento. Le province con le più alte percentuali di beni a rischio sono però Agrigento (10.4 per cento) e Messina (8 per cento). Così, alla Regione si cerca di intervenire. Ad esempio facendo ricorso al "Patto per la Sicilia": nella bozza sottoposta al vaglio di Roma, secondo le indiscrezioni circolate in questi giorni, c'è proprio un intervento sulla Cattedrale di Agrigento, oltre a un piano da 600 milioni contro il dissesto idrogeologico. Per evitare crolli come quello di Pompei. O, per rimanere in Sicilia, per far sì l'elenco delle frane di Agrigento non diventi ancora più lungo.