Si parte con il recupero di un antico vaso. Giulierini: «Collaborazione straordinaria» NAPOLI. Sotto il pergolato del Giardino delle Fontane appena restaurato, all'Archeologico, la firma sigla l'attimo solenne: l'accordo per un fitto programma di scambi con il Paul Getty Museum. Si parte con il restauro del Cratere Colossale a figure rosse di Altamura. Un vaso pugliese del 350 a.C., due metri di altezza, un capolavoro appartenente alle preziose collezioni del Mann, il Museo archeologico nazionale di Napoli pronto per salpare oltreoceano e raggiungere, a giugno, il Getty Villa dove, dopo lo studio e il restauro, generosamente sostenuto con il contributo del Getty Museum's Villa Council, sarà anche esposto. «È l'inizio di una collaborazione straordinaria con dei giganti, per un logico approdo internazionale del Mann», sintetizza soddisfatto Paolo Giulierini, direttore dell'Archeologico, che aggiunge, «una collaborazione attraverso la quale si genereranno progetti scientifici di restauro e grandi mostre». Il Getty, dunque, e subito dopo l'Hermitage, il Louvre, il British Museum e il Prado. «Con il Getty avviamo stamane (ieri, ndr ) una collaborazione pianificata espositiva e scientifica di quattro anni, nel solco di una tradizione che lega in modo speciale la città al museo californiano». Era il 1968 quando Paul Getty, viaggiatore innamorato del Grand Tour, incontrò la Villa dei Papiri. Ne fu folgorato al punto da ricostruire a Malibù, in quello è poi diventato il suo secondo museo, il Getty Villa, la celebre dimora romana. «Siamo lieti di rinnovare una partnership reciprocamente vantaggiosa- conferma Timothy Potts, direttore del P.Getty Museum accompagnato da una nutrita delegazione di trustees (investitori privati) del J.Paul Getty Trust- che speriamo possa diventare costante per future mostre, futuri prestiti in grado raccontare al meglio la storia del passato artistico dell'Italia». Va detto che il restauro del Cratere di Altamura è l'ultimo dei progetti realizzati nell'ambito di un più ampio accordo di scambi tra il Ministero del Beni e delle Attività culturali e il Getty Museum cominciato già nel 2007. Tra questi, i prestiti di lungo termine, nel 2009 e nel 2011, di due splendidi bronzi: l'Efebo da Via dell'Abbondanza e l'Apollo Saettante. Per quest'ultimo, uno dei primi bronzi di grandi dimensioni rinvenuti a Pompei, il Dipartimento di conservazione delle antichità del Getty ha intrapreso, in collaborazione con il Laboratorio di conservazione e restauro del Museo Archeologico di Napoli, un progetto di restauro durato diciotto mesi e in grado di documentare approfonditamente la storia ricca e complessa della scultura. In particolare, la possibilità di conoscere la tecnica di esecuzione dei bronzi antichi e, attraverso gli esami condotti.