Il padre del Mart stronca l'attuale pianificazione. «La politica ha bocciato la biblioteca» «Il piano regolatore è uno strumento obsoleto». Mario Botta rileva i limiti dell'attuale pianificazione urbanistica, proprio nel momento in cui il Comune di Trento si appresta ad avviare la revisione del Prg. «Occorre ripartire dai progetti reali, che nascono dalle domande concrete e permettono di risolvere i problemi del contesto» dice l'architetto ticinese, autore del Mart, prossimo ospite al festival dell'economia. «Con il Trentino aggiunge ho un debito anche per quello che non mi ha fatto fare. La città lavori sul campus diffuso». TRENTO. «Il Prg? Inutile. Uno strumento vecchio di cinquant'anni». Bastano poche parole, trancianti, a Mario Botta architetto di livello internazionale, conoscitore di Trento e del Trentino in cui ha lasciato il segno con le sue opere per dire la verità sullo stato della pianificazione urbanistica attuale. La sua riflessione stride con le vicende del Comune capoluogo, intento a avviare a fatica l'elaborazione del nuovo piano regolatore cittadino, quando quello in vigore è rimasto lettera morta in numerose aree e per vari motivi, come la crisi economica. «Il piano regolatore è diventato obsoleto» dice il professionista che sarà al Festival dell'Economia di Trento, nel dialogo il 2 giugno al Sociale con il collega Vittorio Gregotti «sull'inventare degli spazi pubblici». «Bisogna ripartire dai progetti reali, che nascono dalle domande concrete. I singoli progetti permettono di risolvere i problemi di ciò che sta loro attorno, hanno un indotto forte sul contesto». Botta non commenta direttamente la possibilità che Trento si rivolga all'architetto Stefano Boeri, docente e ex assessore di Milano, per una consulenza sul Prg (Corriere del Trentino del 12 maggio). Piuttosto, sposta lo sguardo sulla validità dello strumento urbanistico. Il suo ragionamento parte però a monte, dalla situazione delle città contemporanee in cui gli spazi pubblici e i valori collettivi sono stati sacrificati alla logica del mercato e del profitto di qualcuno. Le città, dice l'architetto, sono memoria, passato. I centri storici fanno riappacificare il visitatore con la storia dell'umanità, vengono percepiti come parte della nostra stessa identità. Ecco perché per Botta i tessuti urbani devono crescere oggi «dentro sé stessi», in pratica ricostruendo e ripensando volumi e funzioni. La pianificazione è quindi chiamata a un salto di qualità. «Il mio giudizio è sul Prg precisa . Non regolerà più niente. Occorre ripartire dai progetti reali, che nascono dalle domande concrete e non più subordinate a una regolazione vecchia di cinquant'anni. I singoli progetti sono l'occasione per sistemare ciò che sta attorno alla parte di città interessata». Il professionista conosce il Trentino, avendo firmato un'opera che è divenuta parte della stessa identità della provincia, il Mart a Rovereto, e poi la sede universitaria di giurisprudenza, nel capoluogo. Per il territorio ha parole di elogio, nonostante si sia visto, dopo un tentennamento durato un decennio, bocciare il progetto della biblioteca universitaria sul piazzale Sanseverino, la cattedrale laica della cultura rimasta sulla carta. «Ho un debito di riconoscenza verso il Trentino, anc he per quello che non mi hanno lasciato fare. La scelta sulla biblioteca è stata dettata probabilmente da ragioni politiche. Succede e non solo a Trento. A parte questo, trovo che il capoluogo fra le città medio-piccole in Italia e in Europa sia quella che ha trovato un bell'equilibrio in relazione alla vita dell'università. Il campus diffuso, diverso da quello concentrato anglosassone e americano. Resta molto da fare per espanderne le forme», conclude.