L'archistar Stefano Boeri si schermisce di fronte alle voci di un suo incarico da parte del Comune per il prossimo piano regolatore di Trento: «Non ne so nulla e non c'è stato alcun contatto». Ma il noto progettista, ieri alle Albere, spezza una lancia verso il recupero della natura dentro le città contro l'omologazione del cemento. TRENTO. «Le cose belle sono belle quando succedono, ma questi sono solo pettegolezzi». Stefano Boeri cerca di allontanare le luci dei riflettori rispetto alle voci circolate negli ultimi giorni su un suo possibile ingaggio come consulente per il Piano regolatore di Trento. Boeri si schermisce: «Non ne sono nulla e non c'è stato alcun contatto». Dal canto suo, il vicesindaco di Trento, Paolo Biasioli, ha spiegato che per il nuovo Prg «ci concentreremo sulle professionalità presenti nel nostro territorio» fatto salvo che «se dovesse esserci la necessità di integrare con visioni esterne, lo valuteremo». Ieri sera il professore milanese ha chiuso con una sua relazione il convegno «La città verde» promossa dall'Ordine degli architetti con la collaborazione dell'università di Trento e il Muse, che ha ospitato l'evento conclusivo. «Dobbiamo smettere di pensare che anticipare il futuro di un territorio con una visione spetti solo a un gruppo specializzato di amministratori o tecnici» ha spiegato Boeri nella sua lezione, dimostrando poi come l'equilibrio tra aree verdi e aree urbane sia mutato radicalmente nell'ultimo secolo: se agli inizi del Novecento il verde occupava il 90 del territorio, nel 2007 era sceso al 50 e l'ipotesi per il 2030 è che possa cedere il passo al cemento. Alberi in cielo «Guardando l'Europa dal satellite sembra ormai essere diventata un'unica città prosegue l'architetto Tutte le coste sono urbanizzate così come la maggior parte delle pianure, seguendo un modello di sviluppo orizzontale che sembra l'unico«. Un modello diametralmente opposto a quello seguito per l'ormai celebre «Bosco verticale» di Milano attraverso il quale, come ha detto Boeri, «abbiamo portato gli alberi in cielo». Un'idea accolta inizialmente con forti dubbi dagli investitori, convinti poi dalle risposte tecniche risultanti dalle numerose sperimentazioni a cui è stato sottoposto il progetto. «Una casa per alberi in cui avrebbero dovuto vivere volatili umani», come l'ha definito l'architetto, attraverso la quale si è anche tentato di integrare i concetti di sostenibilità, biodiversità ed ecologia, «che negli ultimi dieci o quindici anni hanno portato a visioni specialistiche e integrali, non complementari». L'integrazione fra essi, invece, secondo Boeri si può ritrovare anche nell'«ecologia verticale» di cui parla papa Francesco nel suo «Laudato si'» che propone di combattere da un lato «il tecnicismo che prevale nel rapporto tra uomo e natura» e dall'altro «l'antropocentrismo». Biodiversità Verde e città, natura e cemento, biodiversità e centri urbani non sono però concetti in antitesi. Boeri ha infatti sottolineato come sia «necessario rendersi conto che la nostra presenza non ha annichilito la biodiversità ma determinato delle variazioni, per esempio la presenza di rifiuti genera condizioni migliori alla vita dei gabbiani rispetto ad altri volatili».