Sequestrati dai carabinieri 386 dipinti contraffatti, 35 persone finite sotto inchiesta BARI. Ottocento mila euro è la somma spesa per acquistare opere d'arte falsificate, 386 quelle sequestrate e 35 le persone finite sotto inchiesta. Sono i numeri dell'indagine dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bari che ha riguardato varie regioni d'Italia. Un'indagine che ha portato al ritrovamento dei dipinti falsamente attribuiti ad artisti quali Schifano, Caffè, Scheggi, Vasarely, Borghese, Alinari, Dorazio e Guidi. «I controlli e le perquisizioni - spiega il capitano Michelange Stèfano, comandante del Nucleo - hanno riguardato quasi tutte le regioni italiane e le indagini sono ancora in corso». Agli indagati, «quasi tutti gravitanti a vario titolo nel mondo dell'arte», è stata contestata la contraffazione e a quattordici di loro anche il reato associativo. Sotto inchiesta, in particolare, ci sono quattro falsari, mediatori e responsabili di alcune gallerie d'arte e l'editore di un artista scomparso. L'organizzazione, secondo quanto accertato dai carabinieri, si avvaleva della complicità del curatore dell'archivio di uno degli artisti che avrebbe contraffatto le autentiche che accompagnano le opere d'arte per attestare l'originalità dell'opera e avrebbe variato il loro numero di archivio. Sono stati infine sequestrati 2.732 cataloghi generali dove sono riportate le opere degli artisti. Le indagini dei carabinieri hanno preso il via a Bari un paio di anni fa in seguito al sequestro della prima opera contraffatta. Un sequestro che insospettì gli investigatori e gli accertamenti furono allargati dapprima in tutto il resto della Puglia e poi anche nelle altre regioni italiane. È stata così scoperta un'organizzazione che pianificava opere false a tavolino. Una volta ricevuta la richiesta di un cliente (i compratori erano tutti ignari), il gruppo - secondo quanto emerso dalle indagini - si dava un gran da fare per ridurre al minino i tempi di consegna. «Erano anche capaci - spiega ancora il capitano Stèfano - di inventare un'opera mai esistita cercando di avvicinarsi quanto più possibile allo stile dell'artista così da ingannare il compratore. L'opera veniva poi falsamente autenticata in modo che il cliente non sospettasse nulla». Solo l'occhio attento di un esperto avrebbe potuto accorgersi della falsificazione. Nel corso delle perquisizioni sono stati inoltre sequestrati quattro cataloghi generali dell'artista Nino Caffè, in arte Giovannino (pittore e incisore italiano morto nel 1975) in quanto l'editore (coinvolto nella vicenda), valorizzava la falsa autenticità delle opere mediante la pubblicazione delle stesse nel catalogo ufficiale, dopo gli accordi con il curatore. I carabinieri hanno ancora sequestrato 2.736 cataloghi generali, le tavole preparatorie di alcune opere, dipinti sul cavalletto dove la vernice era ancora fresca. Su alcuni computer finiti nelle mani dei carabinieri sono stati trovati programmi per la realizzazione delle opere d'arte. «L'indagine - è scritto in una nota della procura di Bari - ha interessato tutto il territorio nazionale ed è tuttora in atto al fine si epurare il mercato dell'arte di tutte le opere che nel frattempo sono state immesse sul mercato dai responsabili». Risale al novembre del 2013 un'altra inchiesta della procura di Bari che portò all'iscrizione nel registro degli indagati di una quarantina di persone e al sequestro di alcune opere che, una volta immesse sul mercato, avrebbero fruttato 400 mila euro. Anche in quel caso l'indagine era nata dai numerosi sequestri di opere false di Caffè fatti in Puglia dal Nucleo Cc Tpc di Bari, nel corso di servizi preventivi in gallerie d'arte, mercatini e fiere. Gli accertamenti portarono così a individuare una rete di falsari che comprendeva mercanti d'arte e case d'asta e che era in grado di realizzare e di corredare di falsi certificati di autenticità opere pittoriche realizzate da esperti falsari. L'organizzazione si occupa infine della vendita.