Milano e la pittura, nuovi itinerari visivi lungo il XIX secolo. Una vicenda narrata dalla Gam, Galleria d'Arte Moderna, attraverso 62 opere eccellenti conservate di solito nei suoi depositi: per la maggior parte inedite o poco viste in pubblico, formano il percorso della mostra «Sei stanze, una storia ottocentesca», aperta da domani al 4 settembre nella splendida sede di Villa Reale (via Palestro 16, mar.-dom. ore 9-17.30, ingresso incluso nel biglietto del museo, euro 53, gratuito domani e domenica in occasione di Piano City, www.gam-milano.it) . Opportunità preziosa per scoprire un patrimonio normalmente celato agli sguardi, frutto di lasciti e donazioni di generosi collezionisti, capace di svelare il gusto della committenza lombarda dell'Ottocento. Sei stanze, sei sezioni tematiche suddivise per generi pittorici. In primis il ritratto tra Neoclassicismo e Romanticismo, con un intenso selfportrait di Francesco Hayez novantenne ma sempre geniale, anno 1881, e delicate figure femminili di Corcos e Tallone. A seguire il paesaggio, con la veduta descrittiva «Interno del Duomo» di Luigi Bisi accompagnata da sperimentazioni atmosferiche o divisioniste di Emilio Gola, Vittore Grubicy de Dragon e Angelo Morbelli. Mentre la pittura di genere, ossia di scene quotidiane e domestiche sospese tra verità, patetismo e aneddoto, viene ben rappresentata dai fratelli Induno o da Mosè Bianchi. Sontuose dal punto di vista cromatico le nature morte, tanto amate dalla ricca borghesia meneghina dell'epoca: splendida la cassetta d'agrumi di Filippo Carcano, giocata su una gamma incredibile di bianco e arancio ( nella foto , un'altra sua opera), rara la prova giovanile di Segantini, magnifici i fiori di Luigi Scrosati. Nell'ultima stanza qualche cenno a Realismo sociale e Simbolismo: tanto immaginosa e onirica l'«Adorazione dei Magi» di Gaetano Previati quanto drammatica e inquietante la piccola «Venduta», ancora di Morbelli, allusione velata ma non troppo al tema oscuro della pedofilia.