Chi semina vento raccoglie energia. Mentre il G8 riunito a Gleneagles, in Scozia, si prepara ad affrontare il nodo dei cambiamenti climatici prodotti dall'inquinamento, entro i nostri confini si rianima il dibattito sulla capacità del Bel paese di investire nelle energie rinnovabili. A tastare il polso della situazione italiana è intervenuta ieri Legambiente attraverso un convegno organizzato nella Capitale in collaborazione con l'Anev (Associazione Nazionale Energia del Vento), dedicato agli impianti eolici. L'eolico infatti conviene non solo dal punto di vista ambientale, in termini di mancate emissioni di gas ad effetto serra, ma anche da uno economico rappresentando un'alternativa 'inesauribile' all'ormai endemica dipendenza del nostro paese dalle importazioni di petrolio dall'estero. Non a caso, sottolinea l'associazione ambientalista, l'eolico rappresenta oggi la fonte energetica col maggior tasso di crescita a livello mondiale con un aumento della potenza installata pari al 20 nel 2004, per una capacità totale di 43.317 megawatt. Che le energie pulite facciano bene non solo all'ambiente, ma anche al portafoglio, sembra insomma un dato di fatto generalmente riconosciuto. Eppure l'Italia registra un estremo ritardo nel campo delle energie rinnovabili in generate e di quella del vento in particolare. Sebbene, infatti, gli impianti eolici nel nostro paese abbiano raggiunto la quota significativa di 1.400 Mw installati -sottolinea Legambiente- rimane evidente il gap rispetto ad altri paesi europei come Spagna, Germania e Danimarca (in quest'ultimo, ad esempio, l'energia del vento soddisfa il fabbisogno elettrico già per il 20). Il punto è che più di qualcuno vi si oppone per paura che la costruzione dì nuovi impianti possa deturpare il paesaggio e di conseguenza danneggiare quelle economie che basano il loro sviluppo sul turismo eco-solidale. "Finora hanno pesato pregiudizi sociali e un certo provincialismo culturale" - ha aggiunto il presidente dell'Anev, Oreste Vigorito - Il problema è che si è passati dal dibattito su come fare l'eolico a quello se farlo o no". A fare qualche conto è intervenuto il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli: secondo il quale l'Italia potrebbe risparmiare circa un miliardo di euro da qui al 2007 se puntasse senza esitazioni sullo sviluppo delle energie alternative, a patto che ovviamente "non sia compromessa la bellezza del nostro Paese" Dunque, una "bolletta molto salata" quella che gli italiani rischiano di dover pagare se "non si preme l'acceleratore sulle energie alternative", ha proseguito il ministro. Da parte sua, intanto, il ministero sta completando il pacchetto dei decreti e delle direttive che consentiranno di applicare pienamente il decreto legislativo del 29 dicembre 2003 (n.38) che prevede in questo campo delle linee guida per l'installazioni degli impianti. Il futuro dell'eolico si giocherà quindi sul campo della compatibilità con il paesaggio: la ricetta è semplice, basta "riflettere attentamente sul 'dove' impiantare i mulini eolici e su come individuare i siti migliori", ha spiegato Matteoli. E' proprio questo uno degli obiettivi prioritari del rinnovo del protocollo, giunto al suo terzo anno di vita, tra Legambiente e l'Anev, con l'obiettivo di proporre un modello si sviluppo eolico adatto al territorio italiano. Un accordo che il vice ministro ai Beni culturali Antonio Martusciello ha definito "un buon punto di partenza".
Eolico, 'alternativa inesauribile' al petrolio. Legambiente: E' la fonte energetica più conveniente perché non inquina ed è più economica
Il G8 si riunisce a Gleneagles per affrontare i cambiamenti climatici, mentre in Italia si discute sulla capacità del paese di investire nelle energie rinnovabili. Legambiente e l'Anev hanno organizzato un convegno per discutere degli impianti eolici. L'eolico conviene sia dal punto di vista ambientale che economico, rappresentando un'alternativa all'importazione di petrolio. L'Italia registra un estremo ritardo nel campo delle energie rinnovabili, con solo 1.400 MW installati, mentre altri paesi europei come la Spagna, la Germania e la Danimarca hanno già raggiunto il 20% di copertura energetica con l'energia del vento.
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