Biasioli: «Strumento più flessibile». Serafini (Architetti): «Spazio ai progetti» «Mario Botta ha ragione. Lavoriamo a un piano regolatore flessibile». Paolo Biasioli, assessore a Trento, è d'accordo con l'architetto ticinese. In sintonia l'Ordine professionale. «Spazio ai progetti» dice la presidente Serafini. Trento. «Sono d'accordo con Botta, vanno superate le rigidità dell'attuale pianificazione. Noi per la revisione del nostro Prg, che avrà valore di piano territoriale di comunità, cercheremo di distinguere fra zone più definite e altre flessibili. Penso in quest'ultimo caso a aree in evoluzione quali ex Italcementi, Trento nord, ospedale Santa Chiara, distretto militare». Paolo Biasioli, assessore all'urbanistica del Comune di Trento, condivide il giudizio forte dato dall'architetto ticinese, ospite al prossimo festival dell'economia, verso la validità del piano regolatore, che il capoluogo si appresta a modificare (Corriere del Trentino di ieri). Con lui anche i professionisti trentini. «Concordo, la pianificazione deve fare un salto di qualità» dice Susanna Serafini, presidente dell'Ordine degli architetti. C'è sintonia anche con Biasioli. «Abbiamo proposto di svecchiare l'attuale impianto monolitico del Prg dividendolo in due anime: una strutturale di lungo periodo e l'altra orientata sui progetti». L'amministrazione accoglie la riflessione di Botta, autore del Mart a Rovereto e della sede di Giurisprudenza a Trento. «Il piano regolatore è uno strumento obsoleto, non regola più niente. Occorre ripartire dai progetti reali, dalle domande concrete e cogliere l'occasione per sistemare anche per le parti di città attorno». Questo il ragionamento dell'architetto svizzero che ha comunque elogiato il Trentino, nonostante la bocciatura del suo progetto sulla biblioteca universitaria a Trento: «Ho un debito di riconoscenza con la provincia. La città lavori sul campus diffuso». Biasioli, da assessore all'urbanistica, era favorevole alla biblioteca. «La commissione diede parere favorevole per la deroga. Poi è subentrata la scelta di collocarla nel rione delle Albere, con un consistente risparmio». Niente polemiche quindi, da nessuna delle parti. «Sono d'accordo con Botta prosegue Biasioli . La città si trova in una fase liquida, gassosa, ha bisogno di flessibilità nelle pianificazione per fare posto a nuove proposte». Un piano flessibile La città sta avviando il percorso verso il nuovo Prg, al momento l'unico strumento disponibile, reso obbligatorio alla legge nazionale. «Il piano regolatore ragiona l'assessore crea grossi vantaggi nel controllo, perché dice in ogni zona cosa si può e non si può fare. Certo, va superato il modo di intenderlo in chiave rigida e ferma. Limitarsi a indicare le classificazioni per le aree, senza tenere conto dei progetti, rappresenta un limite». La pianificazione in corso dovrà quindi «rispettare le leggi, ovvero svolgersi tramite il Prg, ma con alcune novità». Biasioli pensa a una divisione in due parti, con la seconda, più flessibile, che potrebbe assomigliare a una sorta di masterplan per le aree da riutilizzare. «Il Prg, con valore di piano territoriale di comunità, potrebbe prevedere indicazioni più rigide in alcune zone, vedi quelle industriali o agricole, e altre più aperte in altre». Spazio ai progetti, come suggerisce Botta, in aree come Italcementi, ospedale Santa Chiara, distretto, ex Sloi e Carbochimica. Gli architetti Vicina la riflessione di Serafini, per gli architetti. «La pianificazione urbanistica ha un importante ruolo strategico che dovrebbe impostare l'idea di città che si vuole esordisce la presidente dell'Ordine . Il contributo di professionalità interne o esterne deve puntualmente mirare ad una visione che sappia andare oltre la semplice zonizzazione, sappia risolvere tematiche da anni discusse (come la valorizzazione e recupero di varie aree). Penso che ci siano capacità progettuali locali all'altezza della sfida. Non escludo che occhi esterni possano validamente contribuire ad ampie visioni, ma resta essenziale la sinergia con chi conosce e vive il territorio». Una difesa quindi del ruolo dei professionisti del territorio, senza però chiudere ai contributi esterni. «Riguardo alle parole di Botta, posso dire che gli indirizzi della nuova pianificazione sono gli stessi che come Ordine abbiamo già avanzato durante il dibattito sulla legge urbanistica varata nel 2015. Si proponeva di svecchiare l'attuale struttura monolitica del Prg in due anime: una strutturale di lungo periodo e una operativa legata al mandato amministrativo dei sindaci e quindi con una progettualità con un tempo predefinito. In questo modo possiamo pensare ad una sorta di progetto a due mani: da una parte la mano pubblica, dall'altra i progettisti con i privati». Secondo Serafini inoltre «la pianificazione deve fare un salto di qualità»: «Il concetto è "teniamoci vicino alla progettualità", che è vicino al concetto di Botta di "partire dai progetti reali che nascono da domande". Sono condivisibili infine le considerazioni dell'architetto sugli spazi pubblici sacrificati, sui tessuti urbani che devono crescere dentro se stessi». Alla presidente si associa il vice, Alessandro Franceschini. «Botta dice che il Prg ha fatto il suo tempo ed è difficile adattarlo ai repentini cambiamenti sociali e economici. Ha ragione. Tecnicamente non si può farne a meno, dato che è previsto per legge nazionale, ma si può ragionare su forme più flessibili, basate su step temporali di avanzamento».