Una «città dai confini incerti», così viene definita dall'ultimo rapporto Istat, pubblicato ieri, la Capitale. Una metropoli «dove l'espansione ha avuto luogo negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta lungo le arterie principali inglobando borgate, borghi e borghetti». Poi, «dagli anni Ottanta, la Capitale ha iniziato a conurbarsi con i piccoli comuni limitrofi, urbanizzando la campagna, debordando oltre il Grande raccordo anulare». Perdendo i suoi confini, appunto. Nella campagna elettorale che impazza sono stati esaminati molti temi: dal destino delle malmesse aziende municipalizzate (senza precisare quasi mai che ne sarà dei numerosi dipendenti) al problema dei rifiuti, dalla questione delle buche al tema del debito pubblico (senza mai spiegare se il livello della tassazione rimarrà quello record attuale). Il resto sono state scaramucce politiche e poco altro. Eppure avremmo voluto sentire parlare di urbanistica in una città che è da troppo tempo abbandonata a se stessa. Nessuno, ad esempio, sembra volersi inoltrare troppo sul tema del piano regolatore che molto si collega a quello della sicurezza. Tra i temi prevale quello, sia pure cruciale, del recupero delle periferie, declinato variamente. Meloni a Tor Sapienza: «Progetti di riqualificazione urbana che riportino "il bello" nelle periferie. Tor Sapienza un po' come Trastevere». Giachetti a Tor Bella Monaca: «Le periferie devono riprendere a vivere. E in questo rientra anche l'accordo che chiederò alle istituzioni culturali, con una clausola nel contratto che preveda una serie di iniziative anche nelle periferie». Raggi: «È ora di ripartire rilanciando la mobilità e investendo in mezzi pubblici: gli autobus devono poter coprire l'intera città senza esclusione di quartieri». Marchini, che parla di «rigenerazione urbana» e poi vira sull'uso delle forze dell'ordine per presidiare le periferie e dell'arte contemporanea per restituire loro bellezza. Fassina addirittura fa partire il suo programma proprio da queste. Eppure nell'ultimo decennio che l'Istat ha esaminato (2001-2011) anche il centro della città è tornato a crescere: la sola città di Roma pesa per circa l'80 per cento sulla popolazione di tutto il sistema. Questo spiega la difficoltà di adattare i servizi pubblici esistenti, sfiancati da conti traballanti, a una domanda crescente. L'attenzione alle periferie è sacrosanta. Ma perché abbiamo l'impressione che sia soltanto un facile slogan elettorale?