La lettera di Colombo ritrovata: gettata in mare in una botte Genova si candida ufficialmente, attraverso il Galata Museo del mare, uno dei più visitati d'Italia, ad accogliere la lettera, appena recuperata negli Stati Uniti, con cui Cristoforo Colombo annuncia ai reali di Spagna la scoperta del Nuovo Mondo, scritta dal grande navigatore genovese a bordo della caravella Niña nel febbraio del 1493, nel timore che la terribile tempesta in cui era incappato gli impedisse di far conoscere le "cose tanto grandi" che aveva visto. "Alla prima isola che trovai posi il nome di "San Salvador"- così recita il documento vergato dall'Ammiraglio - in omaggio alla Divina Maestà, che aveva meravigliosamente elargito tutto questo; gli indiani la chiamano "Guanahani". Alla seconda isola diedi il nome di "Santa Maria de Concepción", alla terza quello di "Fernandina", alla quarta "Isabella", alla quinta "Juana", e così ognuna ebbe da me un nome nuovo". Con l'impresa compiuta da Colombo, il mondo non sarebbe più stato quello di prima. Maria Paola Profumo, presidente del Mu.MA, l'istituzione Musei del mare e della navigazione, che comprende oltre al Galata anche il Museo navale di Pegli e il Museo della Commenda di Prè, punto di riferimento storico per il Mediterraneo, adesso ha preso carta e penna per indirizzare al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, una lettera in cui si propone di ospitare e di rendere fruibile al pubblico grazie ai supporti multimediali di cui il museo è dotato quella lettera che resta il primo e più importante documento della scoperta del Nuovo Mondo. Una richiesta sostenuta da una serie di motivazioni precise e che Il Secolo XIX reputa giusto sostenere, anche a nome della città. La biblioteca Riccardiana di Firenze, in cui si trovava la lettera trafugata probabilmente fin dal 1950, sostituita con un falso e ora recuperata dai carabinieri per la tutela del patrimonio culturale alla Biblioteca del Congresso di Washington, che l'ha restituita non appena verificata la provenienza illecita del prezioso documento, non è specializzata in studi su Colombo, ma in letteratura umanistica, come ha riconosciuto il suo stesso direttore Fulvio Silvano Stacchetti. Tanto che, nel corso degli anni, la lettera è stata consultata da una manciata di studiosi e nessuno si è accorto del furto, che potrebbe essere stato messo a segno a Roma alla Biblioteca nazionale, alla quale il volume venne inviato per un inventario. E proprio da Roma, dopo un furto di volumi antichi avvenuto nel 1992, è partita l'inchiesta condotta dai carabinieri in stretto contatto con i colleghi americani della Homeland Security Investigation, che ha permesso di stabilire come le due lettere conservate in Italia, a Firenze e a Roma, fossero state sostituite, chissà da chi. Al Museo del Mare di Genova, città di Paolo Emilio Taviani, il maggiore studioso di Colombo che ne ha certificato la nascita genovese, scrive Maria Paola Profumo nella sua lettera aperta, sono già conservati alcuni documenti di grandissimo valore per la conoscenza di Colombo, in una sala dedicata all'Ammiraglio e recentemente rinnovata. Oltre al ritratto di Colombo firmato da Ridolfo del Girlandaio, che si è imposto nel tempo come l'immagine più nota del navigatore genovese, ecco altre due lettere originali autografe al Banco di San Giorgio, custodite in teche che si illuminano al passaggio del visitatore per evitare che prendano inutilmente luce, e ancora il Codice dei Privilegi, "preziosa testimonianza della fase "iberica" del navigatore". Al Galata sono inoltre custodite la prima carta nautica con le nuove terre scoperte da Colombo, nonché l'urna "con le sue ceneri provenienti da Santo Domingo e donate a Genova dopo il ritrovamento del suo corpo". Insomma, una serie di documenti che giustificano in pieno la richiesta di inserimento della lettera del 1493 finalmente tornata in Italia grazie alla collaborazione degli Stati Uniti.