Inaugurati i 12 mila metri quadrati del Parco archeologico Sito romano nel cuore della Valcamonica CIVIDATE CAMUNO (Brescia) Un sito romano di 12 mila metri quadrati nel cuore della Valcamonica, costato cinque anni di lavoro, oltre trenta di studio e un investimento di cinque miliardi di vecchie lire. Ieri i resti della città di epoca imperiale, diventati Parco archeologico di Cividate Camuno, sono stati inaugurati nel corso di una cerimonia ufficiale alla quale è intervenuto anche il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani. Degli edifici utilizzati dai romani nel primo secolo dopo Cristo (la conquista della valle da parte dell'impero risale all'anno 16) sono stati riportati alla luce i resti del teatro e dell'anfiteatro, oltre che parte delle terme e di un sacello, un edificio di culto nel quale i gladiatori andavano a pregare prima di iniziare a combattere nell'anfiteatro. Il parco, dotato di due tettoie di copertura (per le quali anche il ministro ha avuto parole di elogio, sottolineando i «discretissimi materiali utilizzati»), è visitabile passeggiando lungo alcuni camminamenti ed è visibile nella sua interezza raggiungendo la terrazza panoramica a monte. Ma quel che si può vedere è soltanto una parte dell'antica città imperiale. Dell'intero sito romano gli archeologi pensano sia rimasto conservato almeno il 60 per cento, anche se buona parte dei resti rimane ancora interrata e coperta dalle abitazioni sorte nell'area limitrofa. Nonostante il parco sia soltanto un assaggio, in questi anni i lavori hanno reso visibile un terzo dell'imponente teatro (con una parte scenica di ben 70 metri e, nella sua globalità, con dimensioni piuttosto grandi rispetto allo standard romano) e tutti i muri (esterni e interni) dell'anfiteatro, oltre che di un settore della gradinata. Gli elementi che costituivano gli altri settori, dopo la caduta dell'impero, vennero saccheggiati e diventarono materiale utilizzato per la costruzione delle abitazioni. Ciò che oggi è visibile dell'anfiteatro è «merito» di una frana che ha coperto la struttura fino ai primi anni Settanta, quando è avvenuta la scoperta del sito. A parte la singolarità del sacello, nel parco archeologico romano spicca l'ingresso all'anfiteatro, dal quale venivano fatte affluire le bestie per dar vita alle «venationes» (spettacoli che utilizzavano le fiere «locali»: cinghiali, orsi e lupi) . Si tratta di una struttura rarissima in tutta l'area latina. Altro motivo di interesse, una porzione affrescata dell'intonaco del teatro dove si intravede un motivo floreale: «la dimostrazione secondo gli archeologi che i muri interni erano di grande qualità artistica». Alla cerimonia di ieri il ministro Urbani ha sottolineato «l'importanza di guardare al futuro quando ci sono queste scoperte che nel giro di pochissimi anni si ripercuotono in maniera positiva sul turismo e sull'economia locale». Speranza condivisa anche da Francesco Gelfi, sindaco di Cividate, che non ha mancato di ricordare come l'apertura del parco sia «un'occasione per l'intera Valcamonica per riscattarsi dalla profonda crisi economica degli ultimi anni, puntando sul settore turistico».
Teatro e terme: torna alla luce la città imperiale
Il Parco archeologico Sito romano di Cividate Camuno, inaugurato ieri, è un sito romano di 12 mila metri quadrati nel cuore della Valcamonica. Il parco è il risultato di cinque anni di lavoro, oltre trenta di studio e un investimento di cinque miliardi di vecchie lire. La cerimonia di inaugurazione è stata presieduta dal ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani. Il parco è visitabile passeggiando lungo alcuni camminamenti e raggiungendo la terrazza panoramica a monte. È visibile solo una parte dell'antica città imperiale, con almeno il 60% dei resti rimasti conservati.
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