Il "triangolo" realtino dei restauri e la fuga dei committenti. Si è discusso ieri nell'Aula Magna dell'Ateneo Veneto - piena all'inverosimile - dei tre interventi in corso al Fontego dei Tedeschi, al ponte di Rialto e a Palazzo dei Camerlenghi. Ma i grandi assenti erano proprio i promotori di questi interventi. Il Comune, che ha voce in capitolo per il restauro di Rialto e per l'uso degli spazi pubblici del Fontego, trasformato presto in grande magazzino del lusso dal gruppo francese Dfs (anche se l'assessore ai Lavori Pubblici Francesca Zaccariotto sedeva tra il pubblico come "uditrice"). Ma anche il gruppo Benetton proprietario del Fontego e Dfs, pur invitati ufficialmente. «Siamo stati addirittura diffidati dal parlare del progetto, una cosa incredibile», ha sottolineato sconsolato il presidente dell'Ateneo Guido Zucconi, aprendo i lavori del dibattito, organizzato anche con l'Ordine degli Architetti. Unico committente presente, la Corte dei Conti, che occupava il Palazzo dei Camerlenghi e tornerà a farlo dopo il restauro, con la dirigente Elena Papiano. E la scena, allora, è stata tutta dei tecnici. A cominciare dalla nuova Soprintendente alle Belle Arti e al Paesaggio di Venezia Emanuela Carpani, che ha rotto il suo lungo silenzio pubblico, difendendo, in particolare, la ristrutturazione del Fontego dei Tedeschi, oltre a lodare i restauri di Rialto e dei Camerlenghi. «È giusto interrogarsi sugli interventi» ha sottolineato l'architetto Carpani «ma mi sono volutamente tenuta lontana da ogni polemica in questi mesi. Per interventi come il Fontego vige il principio della continuità amministrativa, essendo stato l'intervento già approvato e avendo superato anche due gradi di contenzioso amministrativo che hanno confermato la correttezza e la validità di esso e dell'operato della Soprintendenza. Si tratta oltretutto di un edificio che aveva già all'origine una destinazione commerciale e che ha subito pesanti manomissioni all'inizio del Novecento». Anche il professor Ezio Micelli, docente Iuav e assessore comunale all'Urbanistica al tempo del via libera comunale al progetto ha sottolineato che non è possibile pensare a investimenti pubblici per tutti gli edifici pubblici non utilizzati, mettendo in evidenza l'insofferenza dei Veneziani - che non sono più in grado di farlo da soli -sugli investimenti che arrivano da fuori, come nel caso del Fontego. Per il presidente dell'Ordine degli architetti Anna Buzzacchi «la nuova architettura è oggi una forma di reale salvaguardia della città e bisogna vincere la sfiducia nei confronti dell'architettura contemporanea a Venezia». Tra i tecnici gli ingegneri Massimo Cherido e Andrea Marascalchi hanno parlato del sostanziale stato di buona salute del ponte di Rialto (meno per la facciata dei Camerlenghi a rischio sfarinamento) e intervenuti anche gli architetti Aldo Norsa e Eugenio Vassallo e l'avvocato Francesco Versace, che ha invitato il Comune a mettere in atto la convenzione per gli spazi a uso pubblico del Fontego dei Tedeschi.(e.t.)