L'AQUILA «Nessun reperto romano distrutto, ma accertamento e conservazione dei resti delle tracce fondali di murature; nessuna perdita di memoria, ma anzi attento studio e documentazione del contesto riemerso; nessuna diversità da altri casi analoghi verificatisi in città e fuori». A intervenire sulla spinosa questione del quartiere di Santa Croce è la soprintendente unica per L'Aquila e il cratere, Alessandra Vittorini, che risponde al coordinamento Santa Croce-via Roma, composto da alcuni residenti della zona in cui, durante i lavori post-sisma, è stata rinvenuta Porta Barete, antico accesso alla città. Il coordinamento aveva denunciato la volontà della Soprintendenza di «seppellire per sempre i reperti archeologici di epoca romana rinvenuti sotto due condomìni del quartiere» sottolineando anche la diversità di trattamento tra il condominio di via Roma 207 (che forse dovrà essere delocalizzato per la tutelare la stessa Porta Barete) e le altre palazzine della zona interessate dalle scoperte archeologiche (che potranno invece essere ricostruite dov'erano). NESSUNA DISPARITÀ. All'accusa mossa risponde la stessa Vittorini: «La Soprintendenza ha sempre cercato di attivare modalità e forme standard di indagine preventiva, documentazione e valutazione, senza differenze di trattamento per nessuno. È avvenuto, con impegno diretto dell'allora direzione regionale e della Soprintendenza archeologica, nell'area del condominio di via Roma 207. È avvenuto, analogamente, per gli edifici di via Santa Croce 6 e 8 e in molti altri cantieri pubblici e privati, anche fuori città». VIA SANTA CROCE. «È stata prescritta, come per il condominio di via Roma 207, l'effettuazione di accertamenti archeologici», continua la soprintendente. «Al termine delle indagini sul primo edificio sono emerse strutture pertinenti alle sole fondazioni, senza alcuna traccia degli elevati, distrutti da tempo. Pertanto, effettuata un'accurata documentazione scientifica dei ritrovamenti, il progetto di ricostruzione della palazzina è stato oggetto di variante, secondo le prescrizioni fornite dalla Soprintendenza per non interferire con le preesistenze, assicurandone la conservazione». VIA ROMA. «La particolarità del caso della palazzina di via Roma 207 risiede nell'esistenza, in quell'area, di un provvedimento di tutela indiretta emanato nel 2014 a seguito delle indagini effettuate dalla Direzione regionale per la tutela delle preesistenze archeologiche e monumentali relative alla porta principale di accesso alla città, in considerazione della posizione all'interno del contesto del sistema difensivo di Porta Barete, laddove l'indagine ha rivelato e documentato una consistenza delle murature e della stessa cinta muraria cittadina, con i resti della piazza ivi preesistente almeno dal 1700, che delinea un diverso assetto del sito prima delle trasformazioni ottocentesche e novecentesche», spiega la nota. «Per questo motivo, è stata sottoposta a tutela con due distinti provvedimenti della Commissione regionale per il patrimonio culturale nell'agosto 2015, prevedendo una fascia libera e non occupabile all'esterno e all'interno del lotto». Tali provvedimenti sono stati oggetto di immediati ricorsi da parte dei condòmini, sia al Tar che al ministero. Il Tar si è espresso nel novembre 2015 respingendo la richiesta di sospensiva. Il ricorso amministrativo è stato respinto dalla direzione generale del ministero. «Si tratta non solo di rinvenimento di preesistenze archeologiche dal sottosuolo», continua la Vittorini, «ma della messa in luce di una nuova e diversa consistenza di un sistema monumentale». Michela Corridore
L'AQUILA - Area di Porta Barete Soprintendenza: ecco perché va tutelata
La Soprintendenza archeologica di L'Aquila ha effettuato accertamenti archeologici in un quartiere sottoposto a ricostruzione dopo il sisma del 2016. Nessun reperto romano è stato distrutto e le tracce fondali di murature sono state documentate e conservate. La soprintendente Alessandra Vittorini ha risposto a accuse di diversa trattamento per i reperti archeologici, affermando che la Soprintendenza ha seguito procedure standard e non ha differenziato il trattamento per nessuno. Le indagini hanno rivelato strutture romane nelle fondazioni di un condominio di via Roma 207, che sono state documentate e utilizzate per la ricostruzione della palazzina.
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