UNA scoperta «tanto eccezionale quanto inaspettata» l'archeologa Rossella Rea, direttrice del Colosseo e responsabile scientifico dello scavo che ha portato al ritrovamento della caserma romana di età adrianea, durante i lavori per la realizzazione della stazione della Metro C Amba Aradam. Eccezionale anche «per l'estensione dei resti rimessi in luce, pari a oltre mille metri quadrati» come ha sottolineato il soprintendente per il Colosseo, Francesco Prosperetti. Ai lati di un corridoio lungo oltre cento metri si aprono 39 ambienti, molti dei quali identificabili come alloggiamenti militari, altri forse come ambienti di servizio, decorati con semplici affreschi parietali e pavimenti a mosaico con disegni geometrici in tessere bianco-nere ben conservati. «Un edificio su due piani costruito lungo un corso d'acqua secondo lo schema tipico delle caserme racconta Rea i cui resti sono emersi a 9 metri sotto l'attuale livello stradale: una profondità in cui è praticamente impossibile con gli strumenti attuali poter prevedere la presenza di strutture antiche. Occorre quindi uno scavo vero e proprio, che questa volta ci ha riservato una bellissima sorpresa». Della caserma - costruita nella prima metà del II secolo d.C. e abbandonata nel III secolo, quando furono costruite le mura Aureliane si era, infatti, «perso il ricordo, visto che l'edificio fu abbandonato, spoliato nei materiali riutilizzabili, in parte rasato e infine interrato durante la costruzione delle Mura Aureliane. E la sua presenza pare non essere citata dalle fonti letterarie». Ma il suo ritrovamento, ora, «si inserisce in un contesto di caserme già note», di cui fanno parte i Castra Priora Equitum Singularium (di età traianea) e i Castra Nova Equitum Singularium (di età severiana), le due caserme della cavalleria imperiale rinvenute in anni diversi, rispettivamente, a via Tasso e sotto la basilica di San Giovanni in Laterano. Ma anche i due Castra individuati fra Villa Celimontana e via della Navicella, fra cui i Castra Peregrina, destinati alle milizie provinciali, presso la chiesa di Santo Stefano Rotondo. «Noi conoscevamo queste quattro caserme nell'area spiega Rea ma la scoperta di una quinta conferma come le pendici meridionali del Celio, a partire dalla prima metà del II secolo d.C., siano state una zona dedicata all'acquartieramento militare, che gravitava verso il campus martialis che corrisponde all'attuale piazza San Giovanni in Laterano». Dove, dalla fine del I secolo a.C. e in età imperiale, si tenevano le feste in onore di Marte, dio della guerra, e si allenavano gli Equites, la cavalleria dell'imperatore. «Era un quartiere dedicato alle milizie, con una particolare concentrazione di alloggiamenti militari prosegue Rea che sorgeva fuori dal pomerio, la zona sacra della città in cui era proibito entrare con le armi». Un quartiere ampio, che abbracciava anche l'attuale via Labicana, «dove erano alloggiati i marinai della flotta di Miseno, che avevano fra i propri compiti anche quello di stendere enormi vele sul Colosseo durante gli spettacoli, per proteggere i visitatori dal sole» racconta l'archeologa. Non si sa, invece, per ora, chi fosse acquartierato nella caserma di Amba Aradam, di cui si ignorano anche le reali dimensioni, sicuramente molto vaste: «Non abbiamo trovato iscrizioni che lo facciano comprendere, ma ora ci sarà moltissimo da studiare» spiega Rea. Che invece ha un'ipotesi sul perché proprio questa zona meridionale di Roma ospitasse le milizie: «Probabilmente suggerisce - la vicinanza all'Appia Antica, che consentiva di raggiungere il porto di Brindisi, costituiva un fattore strategico e di comodità». I resti della caserma, definita dalla Soprintendenza come una delle più importanti scoperte archeologiche effettuate negli ultimi anni nella capitale, andranno ora «valorizzati nella loro interezza e restituiti al pubblico, come erano e dove erano ha dichiarato il soprintendente Prosperetti - Abbiamo chiesto a Roma Metropolitane uno studio di fattibilità di questo intervento di recupero archeologico, che dovrà sposarsi con una progettazione architettonica di qualità adeguata all'importanza del ritrovamento». Un metodo (e un progetto) che, in futuro, ha aggiunto Prosperetti, «dovrà essere il modello per tutte le nuove stazioni della linea C destinate ad attraversare il centro storico di Roma. Una organizzazione funzionale degli spazi, ma volta a integrare lo straordinario patrimonio archeologico del sottosuolo di Roma con le infrastrutture della città moderna». Per dare un futuro alla Storia.