PORDENONE. Una luce in fondo a quel tunnel dell'oblio in cui la città, secondo le voci critiche levatesi negli ultimi anni, avrebbe lasciato sprofondare il più grande artista della sua storia. Il Pordenone, trascurato o comunque poco valorizzato nella sua terra natìa. Polemica mai sopita e che torna attuale anche in questi giorni in cui Milano,trova un po' a sorpresa il modo di riscoprire e onorare il genio di Giovanni Antonio De' Sacchis con una prestigiosa mostra alla Pinacoteca Ambrosiana in cui il pittore nato a Pordenone nel 1484 viene presentato come uno dei vertici del Rinascimento. La buona notizia, tornando in riva al Noncello, riguarda lo studiolo dell'artista, nella storica palazzina di piazzetta San Marco. Sono passati poco meno di due anni dal' "invettiva" di Vittorio Sgarbi nel settembre 2014 durante Podenonelegge («Che città...:avete "Il Pordenone" e non ci avete mai fatto neanche una mostra») e dalla successiva emersione del "caso" legato all'impasse che bloccava il restauro e la valorizzazione dello studiolo. Quest'ultimo potrà ora essere sottratto al limbo in cui rischiava di restare relegato e al contestuale deterioramento. Il paziente lavoro portato avanti dalla Fondazione Cassa di risparmio di Udine e Pordenone, di concerto con i privati (le famiglie Tonon e Calzolari) che ancora detengono la proprietà di piano terra, secondo piano e di parte del sottotetto, ha portato a un primo, importante risultato tangibile. Sta infatti per essere completata la stesura di un progetto di ristrutturazione della storica palazzina, che interesserà sia la parte esterna, sia l'interno dell'edificio che ospitò lo studiolo del pittore rinascimentale. A breve si attende l'annuncio ufficiale e saranno resi noti i costi dell'intervento che consentirà finalmente di restaurare e valorizzare un autentico scrigno storico, artistico e architettonico della città. Ieri, intanto, a confermare il superamento dell'impasse è stato Domenico Tonon: «Eravamo rimasti bloccati per un periodo ma poi il dialogo tra i proprietari privati e la fondazione ha consentito di superare le difficoltà. Vorrei rimarcare che è in primis interesse nostro, oltre che della città, recuperare e valorizzare questa palazzina». La fondazione aveva acquistato all'inizio del 2013 il primo piano e una parte del sottotetto in vista di un intervento di recupero della struttura. Lo studiolo vero e proprio è collocato nel secondo piano. Da ricordare che, fatta eccezione per l'intervento di restauro della Soprintendenza sugli affreschi, i lavori fatti sullo stabile sono stati interamente a carico dei privati. Era il 1989 quando lo storico Gianfranco Magri scoprì l'esistenza dello studiolo e il recupero degli affreschi, durato anni, era iniziato nel 2003. Alla fine del 2014 era stato lanciato l'allarme per la situazione critica dei solai, ed erano stati comunque eseguiti lavori di consolidamento. Il progetto di ristrutturazione complessivo dovrebbe ora consentire la quadratura del cerchio. Resterà poi da capire quali saranno le eventuali modalità di fruizione pubblica, per i visitatori, degli affreschi. Se per il tesoro nascosto dello studiolo si registrano passi in avanti, quello della valorizzazione "autoctona" del Pordenone resta un ambito in cui le ombre soverchiano abbondantemente le luci. Anzitutto, gli affreschi del maestro nei luoghi della Pedemontana sono pressoché inaccessibili per i visitatori. Poi, si è arenato il progetto del museo multimediale interattivo nato su input di Banca Friuladria. Si sarebbe dovuto allestire al piano terra di palazzo Ricchieri. L'impegno economico complessivo era stimato in poco meno di un milione. Il Comune aveva "congelato" 150 mila euro messi a bilancio nel 2011 che impegnavano l'ente a ristrutturare il piano terra del museo d'arte per ospitare il nuovo polo museale ma la spending review ha fermato tutto. Infine l'ultimo cruccio. Dopo il "J'accuse" sgarbiano e le relative repliche (al critico era stata ricordata la maxi-mostra sul maestro allestita nel 1984 ma il cui fulcro era a Villa Manin) lo stesso Sgarbi aveva lanciato la proposta di un grande evento espositivo a Pordenone. Il progetto sembrava già delineato e Sgarbi ne aveva parlato con il presidente di Unindustria Agrusti. «L'idea aveva precisato Sgarbi è di raccogliere le opere del Pordenone assieme ad altre dei grandi dell'epoca, come Giorgione, Bellini e Tiziano. Una mostra che diventi un'importante occasione per venire a Pordenone». Anche in questo caso, però, il progetto non si è concretizzato.