NAPOLI. Addio alla vecchia identità fatta di fabbriche agonizzanti, inquinamento, quartieri topaia e stili di vita insoddisfacenti. L'area vesuviana costiera quella che da Ercolano va fino a Pompei e comprende il Boschese vuole cambiare pelle, ma ancora non sa come fare. E per ora mette in campo un'idea: far nascere la «città vesuviana costiera» chiamando a raccolta gli asset del territorio (Scavi, mare, vocazione religiosa, Vesuvio), la sua diversificazione interna, un peso demografico che si aggira sui 200 mila abitanti. Per venire alla luce, la «città vesuviana» deve, tuttavia, vincere il suo «animal spirit» ovvero l'elevata frammentazione comunale e un campanilismo che fatica a fare i conti con la crisi. La discussione animata dai «Riformisti per il Mezzogiorno» di Torre Annunziata, una delle anime del Pd, punta, dopo il varo della città metropolitana di Napoli, a immaginare una progettualità centrata su aree omogenee come, appunto, la «città vesuviana costiera». L'interrogativo è: come si passa dalla semplice aspirazione a un impianto identitario, capace di aggregare funzioni territoriali? «Abbiamo bisogno di una forte innovazione delle policy in ambito economico, dei servizi e del governo del territorio», spiega il capogruppo Pd a Torre Annunziata Lello Ricciardi. Gli fa eco il sindaco della città, Giosuè Starita: «Accessibilità, attrattori, bonifica delle aree degradate: ecco i punti di partenza per far diventare la città vesuviana un progetto capace di ridare speranza agli imprenditori che vogliono restare in questi territori». Una sfida che parte dagli Scavi non solo quelli di Pompei, ma anche di Ercolano, Oplonti e Boscoreale. In questo disegno, un ruolo deve essere giocato dal porto di Torre Annunziata, il terzo della Regione dopo Napoli e Salerno, che può diventare la porta d'ingresso dei flussi turistici più di tre milioni all'anno che si riversano nell'area archeologica e sul Vesuvio. «Bisogna darsi obiettivi che mirano a rafforzare la cooperazione funzionale interna alle zone omogenee», spiega l'urbanista Bruno Discepolo. La «Città vesuviana» deve cioè diventare un ecosistema (la balneabilità della costa e l'uso dei litorali, i nuovi sentieri del vulcano, la fruizione museale con l'apertura dell'ex Spolettificio, la valorizzazione delle eccellenze vitivinicole), un turbo per creare ricchezza. Le risorse? Ci sono, basta prenderle. Non solo quelle del Grande Progetto Pompei e le altre contenute nel piano di «buffer zone», ma anche tutte quelle nella pancia dell'Unione europea che spesso restano inutilizzate nella cassaforte di Bruxelles.
Oplonti, un attrattore da sviluppare. Nuovo modello di città vesuviana
La città vesuviana costiera, che comprende Ercolano, Pompei e il Boschese, vuole cambiare pelle e diventare un progetto capace di aggregare funzioni territoriali. La discussione tra i Riformisti del Pd e il sindaco di Torre Annunziata punta a immaginare una progettualità centrata su aree omogenee come la città vesuviana costiera. Per far diventare la città vesuviana un progetto capace di ridare speranza agli imprenditori, è necessario una forte innovazione delle policy in ambito economico, dei servizi e del governo del territorio. Il porto di Torre Annunziata può diventare la porta d'ingresso dei flussi turistici più di tre milioni all'anno.
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