L'appuntamento con la storia e con la cultura, e con il turismo è qui. Poche settimane, mese di giugno, e il tribunale dell'Unesco verrà sulle Mura per decidere finalmente se siano degne di entrare nel Patrimonio dell'umanità (come se non lo fossero di fatto, da secoli). Per l'atteso e decisivo sopralluogo, abbiamo fatto del nostro meglio: nessuno s'è mai sognato di mettere mano al tremendo scavo, ora pieno di rovi e detriti, che tutti possono contemplare semplicemente affacciandosi dallo spalto più bello, diciamo sotto al Sarpi, metro più metro meno. È uno scempio che fa degnamente il paio con lo sventramento del parcheggio sopra la Fara, quello ormai famoso per avere seriamente rischiato di far scendere la Rocca a Valtesse, dopo una storia millenaria. Con una differenza fondamentale: lo scempio della Fara è fuori dalle visuali comuni, questo sotto al Sarpi è un biglietto da visita perfetto. Proprio non c'è verso di non vederlo. Noi bergamaschi forse non ci facciamo più caso, perché da tempo immemorabile sta lì e fa parte del paesaggio. Ma per turisti che vengano da fuori si palesa per quello che è: un vergognoso oltraggio alla bellezza del nostro borgo antico. Chi può dirlo: magari qualche archistar ingaggiata dal Comune ha consigliato Gori di lasciarlo lì in chiave artistica, per contrasto, così che la grandiosità delle Mura spicchi ancora di più sul degrado e lo sfascio del deprimente cantiere abbandonato. Ma temo non sia così. Ho l'impressione che la vergogna delle Mura non so chiamarla in altro modo resista negli anni per semplice contorsionismo all'italiana, sicuramente vittima di cavilli, ricorsi, condoni, fallimenti, rinvii, proroghe, in altre parole di burocrazia e sciatteria. Ci saranno mille ragioni indiscutibili perché lì sotto permanga la disgustosa voragine. Sicuramente da domani si faranno avanti solerti funzionari ed efficienti avvocati con il loro mazzo di carte, a norma di legge. Tutti hanno ragione e nessuno ha torto. Ma io mi limiterei a guardare la sostanza. Purtroppo. I turisti si affacciano dalle più belle mura del mondo (sfido chiunque a trovarne di più belle e di più maestose: quella cinese è una muraglia, altra cosa), il loro sguardo cade inesorabilmente sullo sfascio. Di più: tra pochi giorni arriveranno i commissari Unesco e prima di tirare le loro conclusioni, cui abbiamo dedicato anni di fatica, di soldi e di diplomazia, inevitabilmente ci chiederanno cosa diavolo sia quella boiata a cielo aperto. Onestamente, ci resterà una sola risposta: l'orrore irrisolto è un monumento. Un omaggio d'arte moderna alla nostra vera anima e alle nostre vere aspirazioni. È un cantiere .
Bergamo. Il monumento all'abbandono
Il testo descrive le Mura di Bergamo, considerate Patrimonio dell'umanità dall'Unesco, ma in uno stato di degrado e abbandono. L'autore lamenta che il cantiere abbandonato sotto le mura sia un "vergognoso oltraggio alla bellezza del nostro borgo antico" e che i funzionari e gli avvocati possano avere ragione e torto, ma che la sostanza sia comunque un "sfascio". Il testo si chiede cosa i commissari Unesco potranno vedere quando visitano le mura e si chiede se il cantiere sarà considerato un "monumento" o un "sfascio".
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