È l'abusivismo, ai giorni nostri, la vera autobiografia della nazione. Una dimensione illegale che ci circonda e ci avviluppa, dal posteggiatore davanti al ristorante sino al gazebo del vicino e, salendo per li rami, fino ai grandi sfregi contro le norme e l'ambiente, agli ecomostri e agli interi quartieri tirati su in barba a qualsiasi regola (buona parte della periferia romana è nata così nei «ruggenti» anni Sessanta e Settanta del secolo passato). Sicché è consolatoria ma pure paradossale la processione che s'è mossa nei giorni scorsi per portare solidarietà (sacrosanta) ad Angelo Cambiano, il sindaco di Licata nel mirino di numerosi suoi compaesani per avere osato eseguire ciò che la legge prescriveva: la demolizione di villette costruite a pochi passi dal mare, negli anni, sotto gli occhi di tutti e dunque con la connivenza o la totale cecità delle amministrazioni precedenti. Cambiano è stato aggredito, hanno bruciato la casa di campagna di suo padre, ora è sotto la tutela della polizia. Ha detto di non sentirsi un eroe (giusto, ciò che fa sarebbe normale in un Paese normale) ma di voler continuare, per i figli, per se stesso, per la dignità della funzione. Quaranta colleghi sindaci sono andati da lui assieme al ministro Angelino Alfano, il quale ha proclamato che è finito il tempo degli ammiccamenti agli abusivi e alle loro malefatte in cambio d'un pugno di voti. Speriamo, ma per adesso non va sempre così. Proprio mentre battiamo le mani al sindaco di Licata, arriva domani alla Camera un disegno di legge attorno al quale si fa battaglia da anni: firmato dal verdiniano Ciro Falanga (sì, lo stesso del lodo sulla prescrizione), passato al Senato con voti bipartisan. Nella sua versione originaria e più aggressiva, la legge Falanga ridisegnerebbe rigide priorità per gli abbattimenti ed è pensata per la Campania (Falanga è di Torre del Greco) dove gli alloggi abusivi sono ottantamila: un numero che fa invocare la sanatoria anche al governatore pd De Luca e che, calcolando con prudenza due occupanti per alloggio, porta alle dimensioni d'una media città italiana tutta con lo stigma dell'irregolarità insanabile. Si applicherebbe naturalmente all'Italia intera, andando a imbrigliare le Procure, ingorgando secondo le denunce dei movimenti ambientalisti le procedure di demolizione già lente e farraginose, producendo un interminabile contenzioso al Tar con infinite richieste di sospensiva. Un condono mascherato. I proponenti lo ritengono, al contrario, una «questione di giustizia», con l'introduzione di priorità necessarie a eliminare per primi i danni per l'ambiente e la comunità. E l'intento, non troppo occulto, di evitare il contraccolpo sociale dell'abbattimento della case. In Sicilia, davanti all'Assemblea regionale, pende invece un emendamento a firma del deputato regionale Girolamo Fazio, ex sindaco di Trapani, centrodestra. Rielaborando un ddl che parla di vigilanza urbanistica, l'emendamento apre a determinate condizioni alla concessione della sanatoria in deroga anche per le case costruite entro la fascia (vietatissima) dei 150 metri dal mare. Gli abusivi di Licata fanno il tifo, speranzosi. Sicché, con qualche accento polemico, Legambiente ha chiesto che Alfano, al di là delle parole di sostegno a Cambiano, impegni il suo partito a contrastare le due leggi, nel Parlamento nazionale come in quello siciliano. Va detto che il ddl Falanga è stato di recente emendato in Commissione giustizia e, secondo il fronte ecologista, «smontato e depotenziato». C'è da star sereni, allora, domani in Aula? Bah. Vocine di Legambiente sussurrano che lì «tutto può succedere, anche perché due anni fa al Senato il ddl passò con voto univoco del Pd». «No, invece, nulla può succedere, anche perché io sto lì che vigilo», assicura Ermete Realacci, punta ambientalista dei democratici di Montecitorio. S'intuisce come i due gruppi parlamentari pd Camera e Senato non parlino sempre la stessa lingua in materia di abusi e tutele. Può darsi che il pacchetto ambientalista (che prevede anche fondi per gli abbattimenti) tenga sul serio. Ma è sintomatico il redde rationem in Parlamento quando sarebbe stato tanto più lineare l'abbandono, quello sì bipartisan, del ddl. Facendo seguire analogo destino anche al provvedimento regionale siciliano. Davvero non bastano più le visite di solidarietà all'«eroe per forza» di turno. Il punto è invertire la pedagogia malata con la quale la politica ha vellicato il peggio degli italiani. Con i condoni del centrodestra e i ricorrenti tentativi di riaprirne i termini, certo. Ma anche con intere campagne elettorali fatte da sindaci di sinistra, per esempio a Ischia, sul ritornello dell'abusivismo di necessità sempre da perdonare (ciò che a Bassolino, tra i suoi molti errori, ha più alienato le simpatie dei napoletani era forse un suo merito: essersi messo di traverso, da governatore, al tempo dell'ultima sanatoria berlusconiana). Nessuno vuole o può creare decine di migliaia di senzatetto. Ma la retorica della «casa a chi ha bisogno» è molto spesso un alibi lasciato alla gestione delle mafie locali e soprattutto non tiene conto dei rischi che le costruzioni abusive comportano per le comunità (si pensi alla Liguria e ai suoi torrenti ingolfati o all'incredibile azzardo dell'abusivismo sul Vesuvio). I piccoli proprietari che si incatenano alla villetta contro le ruspe non sono tutti vittime da compatire. Sono il sintomo di un'Italia che va curata. Una politica seria dovrebbe cominciare a farlo. Per esempio portando il Genio militare a Licata per occuparsi di demolizioni che altrimenti peseranno su un Comune già gravato da 35 milioni di debiti e con zero chance di rivalsa sui proprietari delle case: un bel regalo da offrire a Cambiano, magari alla prossima visita.