Riunire in piazza a Roma almeno duemila fra storici dell'arte, archeologi, architetti, archivisti, bibliotecari, custodi, ecc. del Ministero per i Beni Culturali (senza chiudere i musei né i monumenti archeologici, ovviamente) non è stata impresa da poco. Così come far sentire la voce critica, anzi polemica, di generazioni molto diverse, sui colpi inferti dal governo Renzi - con le leggi Franceschini e Madia - alla tutela in nome di una confusa e provinciale "valorizzazione". Sul palco di piazza Barberini si sono avvicendati, sabato 7 maggio, pionieri della tutela come Desideria Pasolini dall'Onda che oltre sessant'anni fa fondò Italia Nostra con Umberto Zanotti Bianco, Elena Croce e Giorgio Bassani e giovani appassionati precari poco più che ventenni. Con quale eco di stampa? Una mezza pagina vistosa sul "Fatto". Un servizio in nazionale e molto materiale foto e video su "Repubblica". Nulla di nulla sul "Corriere della Sera", un tempo giornale di Antonio Cederna, nulla di nulla sulla "Stampa" per anni sensibile a questi temi, nulla di nulla sul "Messaggero" di Caltagirone (ma questo era prevedibile). Come se al posto delle agenzie - che invece hanno fatto il loro onesto lavoro - ci fosse già una nuova Stefani a censurare la notizia in seguito ad una "velina" di Palazzo Chigi. E in televisione com'è andata? La7 di Urbano Cairo che aveva ospitato più volte Tomaso Montanari organizzatore dell'evento, a Otto e 12, a Tagadà, a Piazza pulita e di nuovo a Fuori Onda, ha dato un servizio completo sulla manifestazione. Nulla su Mediaset e nemmeno su Sky. E sulla Rai? Un breve servizio sul Tg1, due servizi in diretta su RaiNews24, zero via zero su Tg2 e Tg3 (che delusione), nulla nemmeno sul TGR Lazio attento invece a due feriti leggeri in uno scontro d'auto presso Sezze. Per fortuna "Ambiente Italia" pur rattrappito e penalizzato dalla mancanza di dirette e da orari sballati ha fornito un ottimo e argomentato servizio di Igor Staglianò. Alla radio interviste e servizi su Radio24, su Radio Uno, una presentazione a Radio Tre con confronto fra Giuliano Volpe e chi scrive, non molto di più. Nessuna "diretta" anche in differita della vivace e animata manifestazione. In compenso. il giorno appresso per l'Appia Days promosso soprattutto da Legambiente (che di recente non ha firmato il documento polemico di tutte le associazioni sul peggioramento della legge sui Parchi) si è meritato titoloni a quattro e più colonne un po' dovunque. La festa non mirava a valorizzare, una volta tanto, lo splendido lavoro realizzato in questi anni dalla Soprintendenza, e in particolare dall'équipe di Rita Paris nel recupero della Villa dei Quintili, di Santa Maria Nova e di Capo di Bove, bensì a chiedere genericamente la "pedonalizzazione dell'Appia". Misura certamente utile e però meno incidente rispetto al riscatto di aree e monumenti che al 90 e più ricadono tuttora in proprietà private. Insomma, l'impressione che se ne ricava è che soprattutto il "servizio pubblico" Rai sia stato largamente deficitario, come ormai accade tutte le volte che il premier o un suo ministro non gradiscono critiche o smentite. Comunque battuto con un secco 6-2 da La7 che a questo punto avrebbe diritto ad una quota di canone. Di recente il potente direttore generale della Rai, Antonio Campo dall'Orto ha ricordato che in questo 2016 si dovrà rinnovare il contratto di servizio con lo Stato. Nel 2015 la Rai è vissuta per quasi il 66 sugli introiti del canone, per il 26,3 degli introiti pubblicitari e per meno dell'8 di altri cespiti. Ma la maggioranza dei programmi della Rai sono da "servizio pubblico"? Sulle tre reti generaliste - soprattutto sulle prime due - proprio no, ma anche sulla terza non è che il livello culturale spicchi in modo speciale. Lo stesso avviene nei Tg con una sorta di vecchio e sfibrante "pastone politico" (abbandonato da anni dai giornali) in chiave televisiva e rari servizi di racconto di cronaca. Massimo Giannini conduttore ormai congedato di "Ballarò" ha denunciato il pericolo di trasformare la Rai nell'Eiar di mussoliniana memoria. Trasformazione già avanzata a sentire Tg e programmi politici. Il premier Renzi non gradisce di affrontare alcuna domanda "scomoda" e sceglie sempre intervistatori condiscendenti. Ma è servizio pubblico questo? O servizio personale? Ci tocca rimpiangere le vecchie Tribune Politiche dove almeno un paio di domande difficili venivano fatte al premier di turno. E' servizio pubblico la nomina diretta di presidente e di direttore generale Rai? Mi sa proprio di no. Ma qualcuno all'Usigrai, fra i molti dipendenti Rai, fra i consiglieri del CdA, fra i parlamentari di ogni partito, in specie quelli di opposizione, ci sta pensando? Una memoria sull'imminenza del contratto di servizio inviata mesi fa a tutti i componenti della Commissione di indirizzo e di vigilanza non ha avuto alcuna risposta. Un bel dibattito, non c'è che dire. Vittorio Emiliani consigliere RAI nel 1998-2002