Per arrivare dai due ragazzoni bisogna farsi lavare dall'aria fresca. Una porta si apre, un'altra si chiude, ora ci depressurizziamo. Cade dal soffitto un vento gentile, c'è rumore di phon. «Mamma, sembra un serpente che soffia » dice Martina che è alta così, come sua sorella Matilde. «Che orgoglio portarle a vedere qualcosa di bellissimo, qualcosa di nostro». È come entrare in un sottomarino. I due compartimenti stagni si chiamano "sala di pre-filtro" e "sala filtro", il venticello leva di dosso particelle e smog sicché alla fine, immacolati come le ancelle di Nausicaa, si può varcare lo spazio bianco, vuoto e silenzioso. Cade dall'alto un cono di luce. Il giovane Bronzo guarda fiero l'angolo della sala, la mano a impugnare qualcosa che manca. Il Bronzo meno giovane fissa con il suo unico occhio la finestra che dà sulla corte interna del museo. Superstar mondiali che trasmettono, anche, un vago sentimento di solitudine. Dopo dieci anni e svariati milioni di euro d'attesa, dopo essere rimasti sdraiati per un biennio in un sottoscala, i ragazzoni di Riace hanno finalmente una casa che è molto più di casa loro: quattro piani e 200 vetrine piene di terrecotte, vasi, mosaici, ori, argenti. Il Museo nazionale archeologico di Reggio Calabria ha riaperto il 30 aprile e nei primi due giorni l'hanno visto 9027 persone, poi una media di 600 al giorno, tutti in fila per quei due là, scoprendo che qui dentro c'è molto di più. «Li abbiamo messi alla fine del percorso per aumentare il desiderio e per far capire che qui si impara proprio tutto sulla Magna Grecia », dice il direttore Carmelo Malacrino, ragazzone barbuto lui pure, 44 anni, curiosamente gli stessi trascorsi dal ritrovamento dei Bronzi (1972) a oggi. In un certo modo, un coetaneo dei guerrieri-calamita. E bisogna conquistarli con pazienza: l'attesa dei Bronzi è essa stessa Bronzi. Sembra solo una magnifico museo di livello europeo, tutto bianco e cristallo, forse pure troppo bianco (già pieno di pedate, purtroppo), invece è un simbolo di riscatto, «è il racconto di un'altra Calabria possibile » come dice il sindaco Giuseppe Falcomatà, 33 anni, dunque lui è più giovane dei Bronzi redivivi ma rimasti in fondo al mare per 2400 noiosissimi anni. «Questo luogo dev'essere la leva per sbloccare la nostra industria turistica e culturale, lo strumento per far restare i visitatori a Reggio una notte in più. Basta con il mordi e fuggi, però dipende da noi, dalla capacità di fare sistema, di collegare meglio aeroporti e ferrovie, di rinunciare agli orticelli per unire i 97 comuni metropolitani attorno a un tavolo e a un'idea collettiva ». Perché la Calabria è tante cose, non solo buio e violenza. È l'esperimento di Ecolandia sulla collina di Arghillà, il quartiere dormitorio che non dorme più, dove le scolaresche vengono a imparare la scienza dell'ambiente e la storia di Odisseo, giocando. «Nessuno può immaginare un posto così» dice Bassir, che è un architetto ed è afgano e lavora da qualche mese a Ecolandia. Forse neanche i calabresi s'immaginano questa Calabria, il resto d'Italia figurarsi. «Finiamola con il non finito calabrese», scherza Franco Arcidiaco che per il Comune cura le relazioni esterne. «Dobbiamo scalare i motori di ricerca con notizie positive e virtuose, la nostra sfida è anche una battaglia su Google». Quartier generale delle operazioni, proprio il Museo che venne lasciato chiuso perché erano finiti i soldi dei restauri, e ci aveva messo le mani la 'ndrangheta. Rifarlo doveva costare 19 milioni di euro, ne sono serviti 32 ma adesso lo vogliono vedere tutti, compresi i crocieristi che sbarcano al porto di Reggio e non sanno che per conquistare i ragazzoni bisogna prenotare su internet, anche se il sito ancora manca. Possibile? «Ma io ho solo due mani», dice il direttore Malacrino. «Comunque lo faremo presto, ci arriveremo». Per intanto, tutto esaurito per le scuole fino a giugno e una stima di almeno 250 mila biglietti nei prossimi mesi. «Abbiamo lavorato giorno e notte senza un euro di spesa in più da ottobre, quando sono arrivato io», racconta il direttore. «In queste terre bisogna parlare meno e fare di più, spetta solo a noi». Dalle finestre filtra l'enorme blu del mare, è un giorno di vento e tutti i colori sono ancora più saturi. Un signore alto, con il camice bianco, si tormenta le mani. «Sono fiero di averle usate per tanti anni in un progetto così ». Enzo Fazzari è tra i restauratori che hanno rimesso al mondo questa enciclopedia vivente della Magna Grecia. «Ma per favore, non si parli solo di quei due magnifici signori, il mondo intero li ammira però gli altri reperti meritano identica attenzione, sono come i gregari al servizio dei campioni: mi pare giusto dirlo in questi giorni di Giro d'Italia, non le sembra?». Il signor Enzo non vorrebbe mettersi in posa accanto alle sue creature, alla fine accetta, ci sono momenti solenni in cui la timidezza può restare a casa. «La Calabria è un incredibile tesoro culturale: bisogna che italiani e stranieri lo capiscano e non vadano solo a cercare il suo splendido mare». Marco Parini è il presidente di Italia Nostra, mai abbastanza nostra: «Sibari è una seconda Pompei, basterebbe scavare di più. E poi ci sono i centri storici da recuperare, penso a quello di Cosenza. I tour operator internazionali devono inserire la Calabria in percorsi di almeno quattro o cinque tappe, magari collegandosi a Campania e Basilicata: questo crea lavoro e produce interesse, denaro e conoscenza. Però servono servizi e infrastrutture migliori. Occorre rendere ogni cosa più semplice». E la punta del compasso è proprio la stanza dei Bronzi, due metri di bellezza, 160 chili di meraviglia, migliaia di biglietti staccati e da staccare. «Io mi emoziono ogni volta che entro qui, vi giuro, perché vedo lo stupore nelle facce della gente ». Alex Galletta ha 19 anni e sulla giacca porta un cartellino con scritto "apprendista cicerone". «Facciamo parte del progetto Alternanza Scuola Lavoro, io frequento il liceo artistico Preti e vengo a raccontare il Museo ai ragazzi. Mi piacerebbe che questo diventasse il mio mestiere, nel frattempo mi sono iscritto a un corso di grafica pubblicitaria ma non rinuncio al sogno. E studio. È molto facile parlare male della Calabria, ma questi due guerrieri ci dicono tante cose, ci ricordano chi siamo. I Bronzi ci spiegano quante genti passavano di qui, in mezzo al mare. Non per nulla questo è uno dei popoli più belli che ho incontrato sui libri, aperto alle contaminazioni, molto moderno da sempre. Non voglio andare via da Reggio: se partiamo noi, chi rimane?». I due ragazzoni ascoltano senza fare una piega, Alex li guarda dal basso con amore. Altra parola non c'è.
la Repubblica
11 Maggio 2016
REGGIO CALABRIA - I Bronzi superstar nella Reggio che sogna il riscatto
MA
Maurizio Crosetti
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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