L'ex ministro del Tesoro dubita delle previsioni contenute nella bozza del Dpef. "Aspettiamo e poi valuteremo" "Se gli incassi previsti non venissero realizzati, sarebbe molto pericoloso per il debito" ROMA - Se la bozza del Dpef diffusa dalle agenzie di stampa venisse poi confermata e il provvedimento varato dal governo, le sorti delle entrate verrebbero in parte affidate alle privatizzazioni, dalle quali il governo prevede di ottenere incassi più che cospicui nei prossimi tre anni. Infatti il programma di privatizzazioni e dismissione di attività patrimoniali, si legge nella bozza del Dpef, "garantirà 15 miliardi l'anno tra il 2005 e il 2008". Nel Documento, si fa presente che si tratta di "un valore pienamente coerente con la gestione del patrimonio pubblico". Osservazione sulla quale potrebbe essere legittimo sollevare qualche dubbio. Dismissioni e privatizzazioni vanno avanti da molti anni. In occasione della vendita della quarta tranche di titoli Enel, che ha fatto ottenere allo Stato l'incasso di 4,1 miliardi di euro, il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli ha ricordato che "dagli anni '90 a oggi l'Italia ha un ruolo leader nel programma di privatizzazioni nel mondo. Finora i ricavi complessivi sono stati pari a 120 miliardi di euro". Centoventi miliardi in quasi 15 anni. E 45 in tre anni? Sembra arduo, anche tenendo conto dei ricavi di altre vendite del patrimonio immobiliare pubblico. Infatti anche in questo caso si tratta di un filone già ampiamente sfruttato. "Non credo affatto che si tratti di un obiettivo realistico - dice Vincenzo Visco, della Direzione nazionale Ds, in passato ministro delle Finanze - Da privatizzare non c'è più molto. Certo, potrà trattarsi anche di operazioni immobiliari, se ci sono cose di questo genere... Noi abbiamo chiesto più volte al governo di spiegarci a cosa si riferiscono, di che si tratta, ma il governo non l'ha mai fatto". L'ufficio stampa del ministero dell'Economia liquida la questione ricordando che "le anticipazioni sul Dpef riguardano una bozza preliminare nella quale i valori hanno natura provvisoria". Ma poi precisa che "l'ammontare effettivo degli incassi dalle privatizzazioni viene deciso dall'andamento del mercato", e dunque non è possibile indicare con puntualità da quali privatizzazioni e da quali incassi si prevede di arrivare a 45 miliardi di euro in tre anni. E se l'obiettivo si rivelasse troppo ambizioso e non venisse poi realizzato? "Sarebbe pericoloso per il debito pubblico - afferma Visco - se pensano al rientro attraverso queste privatizzazioni, il problema è serio. Aspettiamo a vedere che diavolo è, e poi valuteremo. Certo che al momento non vedo alternative alla finanza creativa". E c'è di più: il ministro dell'Economia aveva detto a chiare lettere "basta con le misure una tantum", e il principio viene ribadito anche in questa bozza del Dpef. "Ma le privatizzazioni - conclude Visco - sono una tantum per definizione". (5 luglio 2005)