«Provo vergogna davanti ai turisti per l'incuria di monumenti e musei. Per questo non mi imbarazza affatto spolverare le vetrine, con orgoglio e senso di appartenenza al patrimonio «. Maria Costanza Lentini è la direttrice del Parco archeologico di Naxos di cui fanno parte il Teatro antico di Taormina, l'area di Naxos e Isola Bella. Ed è proprio davanti all'incuria del sito più visitato della Sicilia che l'archeologa scuote la testa, accennando alle condizioni di scarsa igiene dei bagni e degli uffici, alla mancata manutenzione della cavea di uno dei Teatri antichi più noti al mondo, star della Sicilia. Nonostante il teatro di Taormina incassi più di 4 milioni di euro e vanti oltre 600mila presenze all'anno, non ha i soldi per la sua cura quotidiana. «Viviamo un momento di grande difficoltà dice Maria Costanza Lentini perché di fronte a un flusso enorme di visitatori non abbiamo nemmeno le somme minime per il decoro del Teatro antico. A Naxos me la sono cavata solo grazie al sindaco di Giardini che con uno sponsor ha promosso una visita teatralizzata nell'area archeologica ripulendola così dalle erbacce. Ma questo certo non basta e i turisti, legittimamente, contestano il fatto di dover pagare il biglietto per trovarsi poi davanti al degrado ». Per la pulizia quotidiana del Parco archeologico di Naxos, con i suoi tre tesori, la Regione ha stanziato 60mila euro. «Troppo poco afferma la direttrice , basti pensare che i servizi igienici del Teatro di Taormina, dovrebbero essere puliti 4 volte al giorno e noi a malapena riusciamo una volta. Adesso sto lottando per ottenere i fondi necessari a ripristinare la cavea dove si sono rotte le pedane in legno che ricoprono la gradinata: per rimetterle in sesto servono 40mila euro. Ovviamente il risultato è che metà cavea è interdetta alle visite con ovvie proteste dei turisti». Un disagio confermato da Ernesto Fichera, presidente delle Guide turistiche della provincia di Messina. «Una vergogna. Siamo costretti a chiedere ai grandi alberghi di far usare i servizi a qualche turista, perché i bagni del Teatro antico sono indecenti». La carenza di fondi per il funzionamento di musei, aree archeologiche e Soprintendenze riguarda l'intera Isola. A Ragusa è il soprintendente Calogero Rizzuto a comprare carta, toner e penne per poter lavorare in ufficio. «Sappiamo che ci devono arrivare 2mila euro dice l'architetto Rizzuto ma intanto dobbiamo mandare avanti le attività di ogni giorno ». La scorsa settimana sono arrivati i soldi per le spese postali ma in questi primi mesi dell'anno sono stati i dirigenti ad acquistare i francobolli. «Amministrare in queste condizioni diventa complicato perché mancano le cose indispensabili» dice il soprintendente . Con la metà dei soldi a disposizione per le pulizie annuali, anche il museo archeologico di Kamarina dovrà tirare la cinghia. «È già un miracolo che le imprese partecipino alla gara visto che quest'anno avremo meno di 11mila euro a disposizione; cifra con cui lo scorso anno potevamo assicurare la pulizia dei bagni appena due volte a settimana", commenta il direttore Giovanni Di Stefano. Ed è lui stesso che si occupa della cura del prato e delle piante del giardino museale. «La Regione ha promesso che ci daranno una mano tre operai della Forestale dice . In loro assenza ci arrangiamo e a me non dispiace occuparmi del giardino del museo e annaffiare fiori e piante anche quando il museo è chiuso». Di Stefano dirige anche la Casa Verga di Catania dove il problema sono invece i soldi per i custodi. «Il personale è insufficiente e così chiudiamo nei festivi perdendo turisti: un'amarezza sapere che i visitatori restano fuori dai cancelli. Per questo, spesso gli stessi dipendenti fanno da custodi ed io con loro». A Segesta, con i suoi 300mila visitatori all'anno, il direttore Sergio Aguglia è avvezzo a buttar via le bottigliette vuote che deturpano il teatro o a gettare le cartacce nei cestini del parco archeologico. «È un'abitudine e un segno di rispetto verso il patrimonio dice l'architetto Aguglia che condivido con i miei colleghi. Senza servizio di pulizia, sono stati i dipendenti a pulire uffici e servizi igienici. Non è il nostro lavoro ma è certo un dovere ». Razionalizzazione è il diktat alla Villa Romana del Casale. «Abbiamo fronteggiato l'assenza di soldi per le spese quotidiane con i risparmi degli scorsi anni», commenta la direttrice Rosa Oliva che attende gli operai della Forestale per il diserbo del sito Unesco. Si rimboccano le maniche i dipendenti della Soprintendenza di Trapani. «Ognuno pulisce il proprio ufficio dice la dirigente archeologa Rossella Giglio e, in passato, io stessa ho acquistato gli attrezzi per i giardinieri». A Selinunte e Marsala, invece, a dare una mano come possono ci pensano i sindaci. «Grazie all'amministrazione di Castelvetrano dice Enrico Caruso, direttore del Parco archeologico di Selinunte è partita la pulizia di una parte dei 175 ettari. Il sindaco ha stanziato 20mila euro che è certo una goccia nel mare ma che, tuttavia, significa molto per l'area archeologica dove è tornata ad essere visibile l'acropoli e la collina est». Il sindaco di Marsala, Alberto Di Girolamo, è intervenuto per salvare il giardino del Museo Lilibeo dalle erbacce. Nel Siracusano, ci sono voluti invece i Marines per ridare lustro al Castello Eurialo e alla Villa del Tellaro: lavori-tampone in attesa degli operai della Forestale che restituiranno ai turisti la possibilità di ammirare i resti antichi.