L'Italia deve imparare ad effettuare con decisione e intelligenza la difesa delle proprie esigenze nazionali nei confronti degli altri partner europei», scrive Pietro Armani, deputato e membro della direzione nazionale di An, per anni vicepresidente dell'In. A partire da Francia e Germania, aggiunge, «che fin dall'Europa a sei, cioè della vecchia Cee, hanno sempre fatto in ogni caso e prima di tutto i loro specifici interessi». Sempre secondo Armani, «questo non significa mandare a fondo quel tanto di Europa che oggi è realmente possibile e vitale», ma «riscoprire anzitutto gli interessi nazionali specifici nella sfera geopolitica e geoeconomica, ove l'Italia si colloca da sempre in posizione diversa da Francia e Germania, tendenzial-mente più vicina alla Gran Bretagna e, quindi, agli Stati Uniti.» L'occasione per disegnare scenari di nuove alleanze internazionali è il libro Riconquistare competitivita, scritto da Armani e pubblicato con introduzione di un altro grande vecchio dell'Iri. Massimo Pini, all'epoca esponente del comitato esecutivo e uno dei collaboratori più vicini al segretario del Psi. Bettino Craxi. Proprio Pini sottolinea l'opportunità che «si ricominci a parlare di interesse nazionale», chiarendo «che non vuole dire naturalmente un ritorno ai nazionalismi, ma semmai un approccio ai problemi dell'Unione europea che sia realistico e non condizionato da quel gregarismo pseudo-europeo, succube dell'asse franco-tedesco, che ha caratterizzato la politica europea del centrosinistra fin dalla corsa di Romano Prodi all'ingresso nell'euro a tutti i costi». Ecco perché Pini condivide quello che definisce «l'invito di Armani a una azione spregiudicata e aggressiva a favore degli intercsi nazionali anche nei luoghi delle burocrazie europee» e sottolinea come il suo libro «si potrebbe definire un programma di governo per l'ultima parte della legislatura». Un programma che parte da una critica severa al centro destra sostenendo, scrive Armani, «che non sembra sia stato capace finora di dimostrarsi sempre all'altezza della sfida, soprattutto nel campo economico e fiscale, durante i primi quattro anni della presente legislatura». Tanto che. di fatto, il governo ha sprecato tempo «nell'attesa fatalistica di un'auspicata ripresa congiunturale mondiale». Per voltare pagina il contributo di Armani è un saggio suddiviso in tre parti. La prima analizza le ragioni della crisi passando dalla crescita rapida della globalizzazione alla nuova organizzazione del lavoro lino all'emergere del fondamentalismo islamico. Nella seconda parte vengono esaminati vincoli e falsi miti dell'Europa, descritta al bivio tra «lealtà atlantica (agli Stati Uniti, ndr) e condizionamento dell'asse franco-tedesco». E viene spezzata una lancia a favore della «riforma del Patto di stabilità (molta) e di crescita (poca), frutto dei Trattati di Maastricht e di Amsterdam», giudicala «ormai urgente». Per quanto riguarda l'Italia la ricetta di Armani punta sullo sviluppo delle infrastnitture come propellente del prodotto interno lordo, la cui crescita viene considerata il modo migliore per ridimensionare il debito. Le conclusioni, contenute nella terza parte del libro, spiegano «come difendere gli interessi italiani», quali sono le riforme necessarie, come liberalizzare mercati e professioni, le strade da seguire per abbassare le tasse, come innovare il mercato del lavoro. Condizioni necessarie, conclude Armani, per «avviare l'Italia verso una stagione di maggiore presenza e di più alto prestigio a livello internazionale». Pietro Armani, «Riconquistare competitivita, oltre i contini del sistema paese», Marsilio, Venezia, pagg. 106, 28,00.
Ricette per la competitività
Pietro Armani, deputato e membro della direzione nazionale di An, sostiene che l'Italia deve difendere con decisione e intelligenza le proprie esigenze nazionali nei confronti degli altri partner europei. Armani critica il centro destra per non aver dimostrato di essere all'altezza della sfida, soprattutto nel campo economico e fiscale. Il suo libro "Riconquistare competitivita" propone una ricetta per l'Italia, che punta sullo sviluppo delle infrastrutture per propellere il prodotto interno lordo e ridimensionare il debito.
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