La denuncia arriva nel corso di una conferenza stampa indetta dall'avvocato Gaetano Brancaccio, presidente dell' Associazione Mario Brancaccio. «Il restauro di ventisette monumenti affidato dopo una gara del Comune è stato trasformato in un pretesto per fare pubblicità. Il recupero doveva essere completato in sessanta giorni. Invece molti di quesi monumenti dopo dieci mesi sono ancora impacchettati» ha dichiarato Brancaccio che ha indetto l'incontro con i giornalisto insieme con il consigliere comunale Gennaro Esposito. Questa la denuncia di Brancaccio: «Il Comune ha pubblicato una gara in data 16 settembre 2013, per la quale entro il 25 novembre 2013 le imprese che dichiaravano interesse a partecipare dovevano mappare le superfici di 27 enormi monumenti (l'offerta poteva riguardare solo la totalità dei beni culturali e non lotti singoli), con problematiche di restauro e materiali lapidei della natura più disparata, cercando di capire, quindi, per aree di intervento di natura assolutamente eterogenea e pari a centinaia di migliaia di metri quadri, tutta la natura complessa ed articolata del restauro necessario. Dopo aver compiuto questa mappatura così complessa ed articolata ed aver capito quindi la natura ed i costi necessari ad eseguire un restauro conservativo a perfetta regola d'arte per tutti i 27 monumenti, l'impresa doveva poi calcolare i costi per tutti i gradi delle progettazioni, per tutte le possibili variabili e varianti e quindi raffrontare questi costi con i possibili ricavi da ottenere dalla pubblicità. È di tutta evidenza che nessun imprenditore sano di mente poteva immaginare di correre in tempi così brevi tale "rischio di impresa" perché è impossibile per restauri così complessi e delicati ed in presenza di opere di tale valore monumentale e storico poter calcolare le reali spese di esecuzione del restauro». « I monumenti in questione sono 27 tesori dell'arte internazionale di valore inestimabile consegnati ad una s.r.l. con capitale versato di 6mila euro. La nuova normativa sugli appalti prevede che tali tesori possano essere appaltati solo ad imprese di solidità assoluta ed iperspecializzate nella tutela, cioè con categoria tecnica OS2. Incredibilmente in questo caso il Comune ha aggirato la normativa sugli appalti e ha consegnato i beni ad una piccola impresa che si è solo occupata di vendere spazi pubblicitari. Riassumendo: in questo appalto non sono previste penali per i ritardi della progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva che è tutta a carico e di responsabilità diretta della s.r.l. da 6mila euro a cui spetta incredibilmente anche la Direzione Lavori ed il Collaudo, come riportato dall'art. 8 del contratto di appalto. La Pubblica Amministrazione, e quindi i cittadini, non hanno alcuna tutela, non c'è un Direttore dei Lavori terzo, non c'è un collaudo dell'opera che possa tutelare gli interessi della collettività perché il collaudo è a cura della stessa impresa. Non esiste, quindi, né controllo né tutela per il Comune. Ma non è tutto. Quale conoscenza tecnica e quale garanzia può dare una società s.r.l. che si occupa di pubblicità, come si evince dal sito internet, che diviene assegnataria dell'appalto di comprendere la complessa problematica relativa a restauri di opere uniche al mondo? Quale garanzia può dare una s.r.l. di avere eseguito a perfetta regola d'arte le indagini conoscitive preliminari ai vari gradi di progettazione di restauri così delicati e complessi? Questa garanzia la può dare solo un'impresa iperspecializzata con categoria OG2 per la parte strutturale e OS2 per le superfici ornate e decorate della architettura, e cioè con comprovata esperienza nel campo del restauro monumentale, la sola in grado di poter eseguire a perfetta regola d'arte tutte le indagini conoscitive preliminari e poi a cascata tutte le progettazioni definitive ed esecutive». «I nostri beni culturali - ha detto Brancaccio - sono come il petrolio, una risorsa inesauribile e inestimabile per lo sviluppo e la crescita pulita di Napoli e del suo tessuto sociale. Beni culturali e monumenti sono il nostro oro nero che fa da traino ad un turismo sempre più indispensabile per garantire un futuro ai giovani ed anche ai non giovani della nostra città. Un postulato ormai generalmente riconosciuto valido per tutti. Eppure qui in città questo assunto è un po' più valido per la società che gestisce l'appalto di Monumentando».
Il Mattino
5 Maggio 2016
NAPOLI- I restauri a Napoli e lo scandalo Monumentando, la denuncia di Brancaccio
MA
Marisa La Penna
Il Mattino
L'avvocato Gaetano Brancaccio, presidente dell'Associazione Mario Brancaccio, ha denunciato il Comune di Napoli per aver affidato un appalto per il restauro di 27 monumenti senza seguire la normativa sugli appalti. La gara era stata indetta nel 2013, ma il Comune ha consegnato i beni culturali a una s.r.l. con capitale versato di 6mila euro, che si è occupata solo di vendere spazi pubblicitari. Brancaccio ha affermato che il Comune ha aggirato la normativa sugli appalti e ha messo a rischio la qualità del restauro.
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Bene culturale
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