Le trombe squillano senza posa per sottolineare gli sforzi straordinari che, a parole, il governo Renzi e il ministro Franceschini fanno per i Beni culturali. Malgrado ciò si denuncia una "Emergenza Cultura" e si indice un convegno venerdì pomeriggio al Centro Congressi di via Cavour a Roma e una grande marcia di protesta per la mattina seguente, dalle ore 11 a piazza della Repubblica per arrivare a piazza Barberini. Organizzano i due eventi numerose associazioni e comitati per la difesa dell'articolo 9 della Costituzione ("La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione"). Perché? Perché il tanto reclamizzato 27 di incremento degli stanziamenti nel bilancio dei Beni Culturali 2016 è soltanto un recupero del recente passato. Nel 2015 lo stesso governo Renzi-Franceschini aveva stanziato una delle cifre più basse dell'ultimo quindicennio, attorno a 1 miliardo e 600 milioni, cioè molto meno degli anni funesti dei tagli inferti dai vari Bondi e Galan. Quindi si tratta soprattutto di una "riparazione". Con poco più di 2 miliardi di euro il governo Renzi riporta infatti lo stanziamento complessivo alla quota di quindici-sedici anni fa e cioè ai governi Prodi-D'Alema-Amato. Con alcune differenze però: 1) a quell'epoca i fondi destinati alla promozione e valorizzazione del turismo rientravano nel bilancio della Presidenza del Consiglio, mentre oggi sono a carico del MiBACT; 2) ci sono comunque quindici anni di inflazione da scontare, bassa fin che si vuole e però da considerare. Inoltre, nel 2000 la spesa generale dello Stato era inferiore in cifra assoluta a quella attuale. Per cui i 2 miliardi 102 milioni previsti quell'anno nel bilancio del governo rappresentavano quasi lo 0,40 del bilancio dello Stato, mentre oggi ne costituiranno, ben che vada, lo 0,25. Nel 2014 si era toccato il fondo con lo 0,19 , cioè la metà - come incidenza sul bilancio generale dello Stato - della quota del 2000. Come si vede c'è ancora un bel po' da fare per recuperare quanto meno i livelli dei governi di centrosinistra del 2000. Altro che vantarsi di quel 27 di incremento! Denari in più che rischiano - come i fondi europei destinati a progetti speciali, tutti da accertare - di tradursi non in opere bensì in residui passivi, sempre alti in questo settore. Perché? Perché negli ultimi anni non fa che ridursi il numero dei tecnici delle Soprintendenze, i quali progettano restauri, recuperi, interventi vari o che sono incaricati di controllare da vicino l'attività dei privati e degli enti locali. Il numero complessivo di archeologi, architetti, storici dell'arte, archivisti e bibliotecari di Stato è sceso infatti nel 2015 a 2888 unità per tutta Italia rattrappendosi di un altro 8. Una miseria poi la quota di tecnici trentenni: 7,5 per gli archeologi, 5,7 per gli architetti, 1,8 per gli storici dell'arte, 0,6 per gli archivisti e addirittura 0,1 per i bibliotecari! Difatti archivi e biblioteche rischiano di chiudere. Non rendono soldi, non fruttano tagli di nastri. Con buona pace di tanti trombettieri su stampa e tv. E non saranno certo le 500 assunzioni, una goccia nel mare, a colmare vuoti e inefficienze. Ma ecco le 5 mosse con cui il governo ha sconvolto la macchina già ansimante del MiBACT: 1) scissa la valorizzazione dalla tutela puntando sulla prima per fare soldi; 2) enucleati 30 musei "di eccellenza" dando loro piena autonomia sperando che siano autosufficienti (compito impervio visto che lo stesso Louvre è passivo per 102 milioni, cioè per il 50); 3) ribadito il micidiale "silenzio-assenso" se le Soprintendenze (oberate di lavoro e scarsissime di personale)non riescono a fornire un parere entro 90 giorni; 4) Soprintendenze di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio accorpate annullando le competenze specifiche; 5) accorpate e poi sottomesse all'autorità dei Prefetti. Il MiBACT si spacca in due: 1) una Agenzia turistico-commerciale, pubblico-privata, per la valorizzazione; 2) una rete di Sottoprefetture per la tutela gerarchicamente inferiori ai Prefetti. Incredibile.
Squillo di trombe per i beni culturali ma sono solo parole
Il governo Renzi ha stanziato 2 miliardi 102 milioni di euro per i Beni culturali nel 2016, un aumento del 27% rispetto all'anno precedente. Tuttavia, questo aumento è considerato una "riparazione" poiché il governo aveva stanziato una cifra molto più bassa nel 2015, di circa 1 miliardo e 600 milioni. Il governo ha anche deciso di scindere la valorizzazione dei Beni culturali dalla tutela, puntando sulla valorizzazione per fare soldi. Inoltre, il governo ha deciso di accorpare le Soprintendenze di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e di sottometterle all'autorità dei Prefetti.
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Bene culturale
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