Più vicina la fine dei lavori, si torna al progetto Godoli di vent'anni fa Uffizi, ritorno al futuro. Per risolvere il vero nodo del completamento dei «Nuovi Uffizi», cioè l'uscita che rende completamente utilizzabile tutto il complesso, raddoppiandone gli spazi museali, l'idea del futuro arriva dal passato. Al posto dello scalone e dell'ascensore sopra all'antica chiesa di San Pier Scheraggio (che si trovava di fronte a Palazzo Vecchio, su via della Ninna), opera invasiva e costosa, è stato deciso di usare un'idea progettuale nata venti anni fa, nel primo masterplan degli allora «Grandi Uffizi», sotto la soprintendenza di Antonio Paolucci, da Antonio Godoli, ancora oggi architetto agli Uffizi. Una semplificazione grazie all'uso di una corte, quasi invisibile se non dall'alto, presente tra il muro degli Uffizi su piazza Castellani e l'edificio che costeggia via della Ninna. «Una scala ricoperta da vetro, nel vuoto di questa corte. Comprende scale e ascensori. Un volume che ha il pregio di essere reversibile» spiega lo stesso Godoli. Una soluzione minimale, ben meno costosa del progetto di «bucare» la volta di San Pier Scheraggio (e delicato, dovendo intervenire sulla struttura di una chiesa su cui è stata poggiata la nuova struttura del Vasari) e anche più veloce. Qualcosa del genere «è stato fatto a Madrid al Reina Sofia. Due torri di vetro e ferro insiste Godoli un'idea nata quando fu fatto il masterplan con il soprintendente Paolucci, prima del progetto attuale cominciato nel 2005». Insomma, dopo venti anni dal primo progetto e dopo 10 dall'inizio dei cantieri, si torna ad una soluzione meno invasiva. Sperando che così questi lavori infiniti, con molti stopgo , fasi di stallo (anche durante le inchieste sui grandi lavori), finanziamenti arrivati per lungo tempo al lumicino, si concludano e si realizzi il progetto che dovrebbe rendere i Nuovi Uffizi un museo di livello europeo anche per la logistica e l'organizzazione. L'aumento degli spazi espositivi, rispetto a dieci anni fa, potrebbe passare dai 7 mila ai 15-20 mila metri quadrati. Aumenta anche la capacità, ma in questo caso non si tratterà di un raddoppio. Finiti i lavori, non si potrà andare oltre ai 1.200 visitatori in contemporanea: un terzo in più di adesso. La capacità, ovviamente, è legata non agli spazi complessivi ma ai «varchi di sicurezza». E quindi si torna all'uscita. Oggi il premier Matteo Renzi annuncerà l'elenco delle opere strategiche della cultura da finanziare con un miliardo di euro. E ormai è certo che nella lista ci saranno i 40 milioni degli Uffizi, anche se scaramanticamente il sindaco Dario Nardella continua a dire: «Incrociamo le dita». Fondi che serviranno per il completamento dell'ala di Levante compresa di bookshop, nuovo guardaroba, manutenzione delle coperture e nuovi allestimenti (e ovviamente l'uscita). Ma fuori ci sarà o no la Loggia di Isozaki, il progetto vinto dall'archistar giapponese ormai nel '98 e da allora rimasto bloccato per i dubbi dei vari governi che si sono succeduti? «Questo riguarda gli uffici del ministero e le sopraintendenze, a me risulta che 40 milioni servano per completare tutti i nuovi Uffizi, a parte il Corridoio vasariano e la Loggia. Poi su come articolare, gestire questi capitoli, non è compito del Comune» spiega Nardella. Insomma, sarà Roma a decidere. E di tempo ce n'è, considerando che siamo a metà dei lavori. Anche se ci dovesse essere un'accelerata, si parla di anni, oltre un lustro. Nardella aveva affidato a Stefano Boeri una «verifica» del progetto di Isozaki, che lui considerava superato. E anche l'ex sindaco ora premier Renzi aveva ipotizzato un «ponte» tra l'uscita degli Uffizi e l'ex Capitol, immobile che la Camera di commercio di Firenze ha provato a vendere non ricevendo nessuna offerta. Sarebbe un ampliamento del Museo stesso, l'abbattimento o l'adeguamento del Capitol consentirebbe un grande intervento di architettura contemporanea. Ma servirebbero altri fondi ed un altro concorso internazionale (dopo aver pagato la penale per la mancata realizzazione della Loggia a Isozaki).
Uffizi, ecco lo scalone che taglia tempi e costi
Il progetto Godoli, iniziato vent'anni fa, prevede la realizzazione di un'uscita per i Nuovi Uffizi, che renderà completamente utilizzabile il complesso. L'idea è stata ripresa da Antonio Godoli, architetto degli Uffizi, che propose l'uso di una corte, quasi invisibile, tra il muro degli Uffizi e l'edificio che costeggia via della Ninna. La soluzione è reversibile e minimale, rispetto a quella proposta di bucare la volta di San Pier Scheraggio. Il progetto prevede l'aumento degli spazi espositivi, passando dai 7 mila ai 15-20 mila metri quadrati, e la capacità di ospitare 1.200 visitatori in contemporanea.
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