Ex ospedale psichiatrico, la funzionaria è stata trasferita in un altra struttura dell'Asl Napoli 1 NAPOLI. L'ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi, quell'enorme cittadella che in calata Capodichino copre una superficie di 220mila metri quadrati, serba al suo interno un patrimonio unico al mondo: 60mila cartelle cliniche a partire dal 1850. Un gioiello archivistico custodito da anni da Anna Sicolo, dirigente del Polo Archivistico Sanitario, che ha aperto le porte dell'ex manicomio a ricercatori e studiosi italiani e stranieri, ad eventi culturali in collaborazione con il comune di Napoli, e si è impegnata a far conoscere il patrimonio al fuori delle mura della città, com'è accaduto nel luglio scorso all'Expo di Milano nel padiglione della Kip International School, in collaborazione con la facoltà di Architettura dell'università Federico II che ha presentato un progetto di recupero e riqualifica dell'ex manicomio. Ma oggi l'archivio è in pericolo. Secondo una disposizione dell'Asl Napoli 1 Centro, firmata dal commissario straordinario Renato Pizzuti, Anna Sicolo, insieme con gli altri tre impiegati, lunedì dovrà prendere servizio, in seguito a una ricollocazione delle risorse umane, presso il presidio sanitario Elena D'Aosta e consegnare il patrimonio artistico al dottor Gennaro Rispoli. «Nel 2013 dichiara Sicolo l'allora neo direttore Ernesto Esposito decise di istituire un polo archivistico sanitario con delibera 747 del 30 aprile 2013 e nominò me, già dirigente del dismesso presidio Leonardo Bianchi e già referente del progetto per il recupero e la fruizione dell'archivio storico, dirigente del costituendo Polo archivistico sanitario. Presentò l'atto aziendale con delibera 1048 del 28 giugno 2013 che a pagina 7 contiene l'individuazione del Polo». Privare l'archivio della sua unica risorsa intellettuale vuol dire renderlo inaccessibile. «Ho lavorato alla dismissione dell'ex manicomio al fianco dell'allora direttore Fausto Rossano prosegue ho accompagnato l'ultimo paziente fuori da questa struttura la sera del 22 novembre del 2002, ho affiancato l'associazione Centro Studi Antonio D'Errico per la messa in sesto dei fascicoli e delle cartelle cliniche e supportato la Soprintendenza Beni Archivistici della Campania per il progetto nazionale di recupero degli archivi degli ex ospedali psichiatrici "Carte da legare". Dopo quel 22 novembre sono scappati tutti lasciando il Bianchi nell'abbandono totale, io sono restata rinunciando a un incarico dirigenziale, non volevo abbandonare l'archivio. E con i 3 operatori che avevano scelto di restare abbiamo iniziato a riorganizzare il patrimonio, pur stando, ancora oggi, in uffici senza internet e senza riscaldamenti. Ora che il Bianchi vive un momento positivo grazie all'attenzione mediatica locale e nazionale che sta ricevendo, frutto del nostro appassionato lavoro, e all'indomani della convenzione stipulata con il Suor Orsola Benincasa che ha favorito la creazione di una rete con gli archivi manicomiali di Aversa e Nocera Inferiore, si è risvegliata un'improvvisa attenzione per l'archivio. Inoltre, all'interno dell'Asl, corre voce che dall'ufficio di gabinetto della Regione siano giunte richieste a favore di Rispoli, primario di chirurgia dell'ospedale Ascalesi e direttore del museo delle arti sanitarie». Oggi questo luogo della memoria tenuto vivo da Anna Sicolo con i suoi tre collaboratori, nonostante la decadenza e l'incuria delle istituzioni, rischia di essere strappato dalle mani di chi lo ha difeso e valorizzato con dedizione, rispetto e professionalità. «Adesso conclude nel Bianchi siamo 60mila più 1 a non avere voce».