Polemiche per Brera e il Cenacolo chiusi il Primo Maggio Chiusi due volte in sette giorni. Per la Pinacoteca di Brera e il Cenacolo Vinciano la settimana dei «ponti» di aprile, lunedì 25, festa della Liberazione, e oggi, domenica Primo Maggio, festa dei Lavoratori, diventa un caso. Due dei più importanti musei milanesi inaccessibili in giornate potenzialmente positive per l'afflusso di turisti. Occasione persa? In realtà i musei stanno solamente seguendo le «regole»: il lunedì è il giorno di chiusura per entrambe le strutture (sotto l'egida del MiBact); mentre il primo maggio è una delle tre date, insieme a 1 gennaio e 25 dicembre, in cui si riposa. Tanto che la Pinacoteca non aveva aperto nemmeno l'anno scorso, in coincidenza con l'inaugurazione di Expo. Ma oggi è anche il giorno in cui i musei dovrebbero essere aperti e gratis, per l'iniziativa del ministro Dario Franceschini DomenicaalMuseo, che si svolge ogni prima domenica del mese. Così altri poli milanesi, come il Museo del Castello Sforzesco o il Museo del Risorgimento, rimasti chiusi lunedì per il riposo settimanale, oggi apriranno. Con una postilla, ben segnalata in rete: a causa dello sciopero proclamato da Usi-Ait, «per l'intera giornata si potrebbero avere possibili ripercussioni sulla regolare apertura dei musei civici». Aperto invece, in via straordinaria, come si legge sul sito dei Beni Culturali, l'Archivio di Stato di via Senato. Insomma, una settimana di gincana tra porte sbarrate, annunci («Caro visitatore, il nostro museo il 1 maggio festeggia la Giornata Internazionale dei Lavoratori. Ci scusiamo per il disagio», si legge chiaramente sulla homepage della Pinacoteca) e sorprese. Tutto a pochi mesi da Expo. «Il primo maggio abbiamo rispettato il diritto della squadra di godere della festa dei Lavoratori» spiega il direttore di Brera, James Bradburne. «Il 25 aprile invece abbiamo discusso insieme le varie possibilità, come è accaduto per Pasqua e Pasquetta, quando la Pinacoteca è restata aperta. Questa volta abbiamo rispettato il giorno settimanale di riposo, come fa la maggioranza dei musei in Europa: è necessario per ragioni tecniche, di movimentazione opere o lavori di riallestimento». E infatti a Parigi, a settembre i lavoratori hanno scioperato contro la decisione del governo di tenere aperto il Musée d'Orsay, il Louvre e Versailles 7 giorni su 7. «Se ci fosse stato il minimo obbligatorio per legge, cioè il 30 del personale esclusa la sicurezza esterna, si sarebbe potuto aprire, sia lunedì che oggi: per Brera servono 34 persone» dice Vito Romito, funzionario Cgil Fp Milano. «Ma deve essere una decisione su base volontaria: per questo nei siti più piccoli come, per esempio, le grotte di Catullo o l'area di Castelseprio, è più facile aprire». Poi, naturalmente, è anche questione di risorse. «Quando i musei autonomi saranno veramente autonomi sarà forse possibile agire diversamente e fare una negoziazione diversa coi lavoratori, una trattativa locale che non è ancora realizzabile in questo momento di passaggio» pronostica Bradburne. «Ci sono ancora problemi strutturali, come la gestione centralizzata delle risorse e del personale» analizza Romito. «Vedremo quando la riforma sarà completata, adesso c'è ancora molta confusione. Intanto la settimana scorsa abbiamo firmato l'accordo sui servizi minimi in caso di sciopero (come da «decreto Colosseo», quello emanato a settembre dopo le chiusure di alcuni siti romani per le assemblee sindacali, ndr ): Brera e Braidense saranno sempre accessibili di mattina, per il 50 dell'orario». E qualcosa già si muove, in fatto di orari: «Dal 5 maggio parte "Brera di sera": saremo il primo museo statale di Milano a restare aperto fino alle 22.15» annuncia Bradburne. Per festeggiare, giovedì 5 l'entrata sarà gratuita, dalle 18.