Se cercate una città che dia prova tangibile di quel che l'Abruzzo potrebbe essere, ma purtroppo, non è, ebbene dirigetevi dalle parti di Pescara. Da anni, direi da decenni, il capoluogo adriatico ha per le mani occasioni che potrebbero farne un caso unico in Italia, ma tutto resta fermo all'eterno libro dei buoni propositi. Sì, perché il grande limite di Pescara potrebbe essere anche la sua forza: la città, come tutti sanno, ha una storia piccola piccola, soprattutto se paragonata ad altri capoluoghi di provincia come L'Aquila, Chieti e la stessa Teramo. In altre parole, Pescara è una città moderna, che non ha impareggiabili monumenti, ma in compenso ha grandi spazi ancora da sfruttare (in senso buono), chiamati in gergo aree di risulta. Quello che adesso è solo un coacervo di singolari stili e orrori post-moderni, potrebbe diventare un laboratorio di architettura, in cui sperimentare soluzioni che coniughino senso della sfida, bellezza e sostenibilità. Non avendo sulle spalle il carico di un grande passato a schiacciarla, Pescara potrebbe essere uno dei pochi municipi italiani a guardare al futuro senza timori di paragoni spesso insostenibili. E invece le aree di risulta restano lì, senza babbo né mamma, in un provvisorio che sa tanto di degrado definitivo. E l'aggravante è che non ci sarebbe neppure il bisogno di sottrarle a famelici speculatori: la grande area della stazione, l'ex mercato ortofrutticolo Cofa, l'ex stazione FEA e l'ex Enaip appartengono tutte al pubblico. Tutti questi suffissi "ex" rimangono lì a testimoniare che esiste sì un passato, ma non c'è né presente né futuro. La politica, con poche idee e tanti veti incrociati, è incapace di decidere, ostaggio di mille contropoteri tra cui una Sovrintendenza che ha la pretesa di dirti come devi fare anche i cartelli di divieto-balneazione, oggetti molto in voga di questi tempi . Possiamo aspettarci uno scatto d'orgoglio, che trasformi una città di risulta in una città da ammirare? Come scriveva Montale, «un imprevisto è l'unica speranza». Buon primo maggio a tutti.