Esposta a Montecitorio la statua ritrovata 6 anni fa nei fondali di Mazara del Vallo. Già 7 mila prenotazioni Prima ancora di essere allestita, l'esposizione del satiro danzante, nella sala della Regina a Montecitorio, ha già avuto 7 mila prenotazioni. Chissà se tutti i visitatori che hanno già acquistato il biglietto riusciranno ad entrare, dato che avranno accesso solo a 25 per volta e la mostra, che è stata inaugurata ieri e che apre oggi al pubblico, durerà appena due mesi. E comunque l'unica occasione per vedere fuori della Sicilia lo splendido bronzo ritrovato 6 anni fa dai pescatori al largo di Mazara del Vallo. A giugno la statua tornerà a Mazara dove, per ospitarla, è stato allestito un museo nella chiesa di Sant'Egidio. Ma lì sì potrà vederla purtroppo chiusa dentro una teca di cristallo, per esigenze di climatizzazione. A Montecitorio, invece, il satiro danza libero nello spazio, e pur mancando di una gamba e delle braccia riesce ad ammaliare gli spettatori con il vorticoso movimento del corno. Conviene affrontarne la visione da sinistra, dove la statua si mostra di fianco, con la gamba destra ritorta all'indietro, la testa piegata verso la spalla destra, capelli fluenti che volano nel vento, il volto perduto nell'estasi. Poi, carri minandole lentamente intorno, se ne scopre la perfezione, e, ad ogni passo, la sorpresa di un'angolatura ancora più emoziante della precedente. Il satiro, che faceva parte del coro rituale di accompagnamento a Dioniso, si avvita su se stesso in una sorta di antichissimo sirtaki, in una danza furibonda che ricorda quella eseguita dei dervisci islamici, prima di cadere in deliquio. Per restaurarlo ci sono voluti duecentomila euro e il lavoro di 20 tecnici dell'Istituto centrale del restauro guidati da Roberto Petriaggi, esperto di archeologia subacquea. Quando fu estratto dal mare, il satiro si presentava pieno di incrostazioni, oggi è stato ripulito accuratamente, ma la pelle del volto si presenta più liscia di quella del corpo. «Evidentemente la testa ha subito un processo di corrosione meno intenso spiega Petriaggi forse perché poggiava in un punto del fondale più favorevole». Gli archeologi non sapranno mai in quale posizione la statua ha visto passare i secoli a 500 metri sotto il mare, come non potranno mai fare le analisi del terriccio che i bronzi conservano in genere al loro interno, perché quel terriccio fu lavato via dai pescatori. Un'analisi che oggi sarebbe preziosa per identificare l'età esatta del satiro e sulla quale si scontrano due ipotesi: la prima, che si tratti di una copia di età romana, la seconda, sostenuta soprattutto dall'archeologo Paolo Morene, che sia un originale greco del IV secolo, forse addirittura di mano di Prassitele. A sostegno della prima, il fatto che la lega bronzea comprende un'alta percentuale di piombo, come avveniva in età romana; a favore della seconda, la constatazione che lo spessore del bronzo è di circa 7 millimetri, il doppio dei bronzi di epoca romana, oltre a particolari di valore estetico. Dell'argomento si discuterà più approfondita-mente in un convegno previsto a Roma per il 29 e il 30 maggio.