LA MOSTRA CHE SI APRE GIOVEDÌ RACCOGLIE OPERE DI VARI MUSEI DELLA REGIONE. E IL "GUARDIAN" SCRIVE: "NON È SOLO TERRA DI MAFIA E LIMONI" Quattromila anni di storia della Sicilia raccontati attraverso duecento opere d'arte, per la mostra voluta dal British Museum di Londra. È la prima volta che il prestigioso museo londinese sceglie di dedicare all'Isola un focus dettagliato: "Sicilia, cultura e conquista", è la vetrina internazionale che da giovedì e fino a metà agosto racconterà la presenza dei colonizzatori ma anche le differenti abilità artistiche, attraverso pergamene, smalti istoriati, sculture in marmo, oggetti d'oro e rarità. Come un frammento di stoffa del corredo funerario di Enrico VI, seta oro e rosso che non ha fatto molta strada, perché appartiene alla collezione del British, mentre dalla Sicilia arriveranno trentacinque opere provenienti dai musei regionali. La mostra è curata da Dirk Booms, responsabile del Dipartimento di Antichità greche e romane del British Museum, e da Peter Higgins; l'esposizione è realizzata in collaborazione con l'assessorato regionale dei Beni culturali e promuoverà l'immagine dell'Isola anche attraverso conferenze, incontri, musica, artigianato- in mostra i gioielli del palermitano Roberto Intorre - e ancora libri e ricette made in Sicily. Ma anche cinema: verranno proiettati Il Gattopardo di Luchino Visconti, Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, A Bigger Splash di Luca Guadagnino, Nuovomondo di Emanuele Crialese. Mentre il British si appresta agli ultimi ritocchi (per una cronaca dettagliata e video promo della mostra il British Museum ha lanciato SicilyExhibition) la vicedirettrice del Museo, Joanna Mackle, sottolinea: «Sono molto felice di annunciare questa mostra, sulla ricchezza culturale e storica della Sicilia, per raccontare in collaborazione con i colleghi siciliani l'affascinante storia di quest'isola, ricca di storie di popoli differenti». Essere multiculturali è un valore, insomma, e i segni d'arte lasciati nei secoli sembrano conduttori di un nuovo riconoscimento per la Sicilia. Uno dei manufatti più preziosi fu portata a Londra da un ambasciatore inglese che poi la donò al museo: si tratta di una pàtera d'oro (coppa per i rituali sacrificali) del VII secolo avanti Cristo, con sei tori e una mezzaluna, ritrovata a Sant'Angelo di Muxaro, così come i raffinatissimi anelli d'oro con sigillo in forma di animale, anch'essi in mostra e provenienti dal prestito al museo Orsi di Siracusa; da questa stessa collezione giunge il "portello tombale da Castelluccio di Noto", con simboli di fertilità. Il Museo del mare presta invece uno dei preziosi rostri della Battaglia delle Egadi, bronzo scolpito con una figura femminile alata e un'iscrizione, mentre il simbolo della Sicilia, Trinacria o Triskele, sono le tre gambe dipinte su un vaso in ceramica, provenienti dal museo di Agrigento. Dal Castello della Zisa ecco la pietra quadrilingue, che per la formula finale di invocazione di misericordia per coloro che leggono è assurta a simbolo di convivenza e tolleranza tra i popoli: in giudeo-arabo in alto, latino a sinistra, greco a destra ed arabo in basso, racconta la sepoltura di Anna e Drogo, genitori di Grisanto, chierico di Ruggero II. In attesa dell'inaugurazione, The Guardian scrive che la mostra dimostrerà come la Sicilia sia «molto più che limoni e mafia».