DAL 1861 al 2016, con un semplicissimo clic. Un secolo e mezzo di storia dell'archeologia pompeiana entra nell'era del web 3.0, grazie ad un progetto di digitalizzazione in 3d del plastico ritraente l'area archeologica, conservato fin dal 1950 al Museo archeologico nazionale di Napoli. Attenzione, non parliamo di un semplice modellino del sito, ma di una preziosa mappa della città vesuviana, lunga 5 metri e larga 4 (scala uno a cento), che racconta le operazioni di scavo tra '800 e '900, fino al secondo dopoguerra (una fotogalleria del plastico digitalizzato sul nostro sito: www.napoli.repubblica. it). Il piano della sua elaborazione al computer è stato ideato e curato dall'Ibam, istituto del Cnr dedicato alla valorizzazione e fruizione dei beni culturali. La struttura, diretta da Daniele Malfitana è tra le più grandi del meridione, con sede centrale a Catania. Le attività di scansione sono ultimate e la mappa 3d del plastico, sarà presentata a fine maggio all'Archeologico, assieme al suo direttore Paolo Giulierini. L'opera originale digitalizzata, che fu costruita in sughero, venne iniziata nel 1861 per volere dell'allora ispettore agli scavi Giuseppe Fiorelli. Mancano, dalla sua precisa mappatura, l'anfiteatro e alcune insulae della regio otto. Sono presenti, però, riproduzioni fedeli degli affreschi ritrovati al momento della loro scoperta, alcuni dei quali oggi scomparsi per incuria o per l'azione di agenti atmosferici. «Proprio per questo - spiega Malfitana - la riproduzione è così importante: ci fornisce un'istantanea di molti dettagli della città, ora persi». Gli interventi dell'Ibam sono iniziati nel giugno del 2014. Il plastico, allora impolverato da anni, è stato ripulito accuratamente dal personale museale con speciali microaspirapolveri, per consentire il lavoro del team, composto da Giulio Amara, Samuele Barone, Giovanni Fragalà e Danilo Pavone. Un ponte sospeso sull'opera, realizzato ad hoc, ha consentito una ricognizione fotografica da più angolature ed altezze, formando un database di migliaia di scatti (dei quali sarà pubblicato un volume), poi elaborati da archeologi, informatici e programmatori. Il risultato è eccezionale. «Presenteremo una vera e propria mappa virtuale - riprende Malfitana - Ogni sezione del plastico sarà riprodotta nei minimi dettagli: si potrà zoomare sulle immagini, rotearle e, con un tocco di mouse, sarà possibile "passeggiare" tra le stanze delle domus». Per una resa, insomma, alla "Street View" (l'app di Google Maps che permette di "entrare" nelle città, con viste a 360 gradi). L'obiettivo, ora, è rendere il lavoro e accessibile a tutti. «Il programma sarà a disposizione delle Soprintendenze - assicura il direttore dell'Ibam - Caricheremo i rendering sui nostri server: da ogni pc del mondo, basterà digitare un indirizzo internet per accedervi». L'idea è di installare anche un maxischermo interattivo nella stessa sala del plastico, per osservare, in diretta, l'originale e la sua versione digitale. Non finisce qui. Il progetto Ibam entra ora nella sua seconda fase: quella di confrontare i dati raccolti dal plastico con le parti corrispettive a Pompei, per censire i luoghi più degradati. La ricognizione ha già preso in esame alcune domus: quella della Caccia antica, quella del Citarista e l'officina di Vesonio Primo. «Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti - conclude Mafitana - che si affiancano alle nostre ricognizioni precedenti nella necropoli di Porta Nocera». L'Ibam è infatti partner del Fraunhofer di Stoccarda nel "Pompei Sustainable Preservation Project" (in collaborazione anche col centro Iccrom, diretto da Stefano De Caro), provvedendo alla scansione digitale del territorio e di ogni monumento tombale attraverso riprese col drone ed elaborazioni al computer. I risultati potranno fornire dati agli studiosi sulla conservazione dei monumenti e su future operazioni di copertura e protezione.
Pompei 3.0, la storia a portata di clic
Un progetto di digitalizzazione in 3d del plastico ritraente l'area archeologica di Pompei è entrato nell'era del web 3.0. Il plastico, conservato al Museo archeologico nazionale di Napoli, racconta le operazioni di scavo tra '800 e '900. Il progetto è stato curato dall'Ibam, istituto del Cnr dedicato alla valorizzazione e fruizione dei beni culturali. La struttura è stata scansionata e la mappa 3d del plastico sarà presentata a fine maggio all'Archeologico. L'opera originale digitalizzata, che fu costruita in sughero, venne iniziata nel 1861 per volere dell'allora ispettore agli scavi Giuseppe Fiorelli.
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