Fa già discutere l'opera di Fabre. Che prepara l'esibizione davanti ai giganti dell'arte Jan Fabre si sente «un verme». Piccolo, in mezzo ai giganti. E come tale si prepara a «strisciare», letteralmente, a terra, in piazza della Signoria, «legato come una mummia», intorno al Nettuno e a Cosimo a cavallo, tra la replica del David di Michelangelo e l'Ercole e Caco di Baccio Bandinelli. Tra i grandi capolavori del Rinascimento che ora dialogano con le sue opere. Jan Fabre striscerà perché «come un verme dà ossigeno alla terra, così l'artista ci spiega Melania Rossi, curatrice con Joanna De Vos della mostra Spiritual Guards di Fabre di cui fa parte la tartaruga monumentale in piazza della Signoria che domani sarà liberata definitivamente alla vista dà ossigeno alla città». Ma anche perché è «solo con umiltà che un artista oggi può insinuarsi tra il David e la Giuditta e Oloferne di Donatello». Le chiavi di lettura della performance che l'eterno provocatore Jan Fabre ha in mente nella notte tra il 22 e il 23 aprile sono tante: da «artista totale» perché scultore, disegnatore, scrittore, celebrato per le sue ardite installazioni, amato e contestato performer e autore mai ortodosso di teatro, il confronto con gli «artisti totali» del passato ha stimolato l'immaginazione visionaria del genio fiammingo creando un'azione teatrale che simbolicamente darà inizio a Spiritual Guards , la grande mostra estiva che fino a ottobre tra piazza della Signoria, il museo di Palazzo Vecchio e il Forte di Belvedere segnerà un nuovo passo della città nel suo percorso di arte contemporanea. Avverrà di notte, una performance pensata per pochi intimi. Con inizio a sorpresa. Vedremo il cinquantasettenne Fabre farsi legare mani e piedi, tutto avvolto come un baco da seta. «Lo vedremo cadere per terra», spiega ancora Melania Rossi. Perché «si farà legare in piedi e aspetterà di perdere l'equilibrio». E poi inizierà a strisciare sul ventre. L'ha intitolata The artist worm crossing piazza della Signoria . Letteralmente «l'artista verme che attraversa piazza della Signoria». Così unendo simbolicamente, nel percorso del verme, i simboli della piazza con le sue due sculture che nella notte tra mercoledì e giovedì sono arrivate in piazza scortate da gru e polizia: Searching for Utopia e The man who measures the clouds . La prima è la monumentale tartaruga in bronzo dorato che domani sarà svelata in tutta la sua grandezza di otto metri per cinque, alta quattro metri, nel centro della piazza. La seconda, sempre in bronzo, sull'Arengario di Palazzo Vecchio fino al 2 ottobre, rappresenta il sognatore che non solo si confronta con il cielo e l'infinito. Entrambe le opere sono pensate spiega Sergio Risaliti, ideatore e direttore artistico «in stretto dialogo con il Rinascimento, per interrogarci su dove sta andando l'arte contemporanea e per rivitalizzare il ruolo di palcoscenico naturale della piazza». In fondo Fabre è anche uomo di teatro e per lui l'arte statica e quella performativa sono due facce della stessa medaglia. La tartaruga con il suo cavaliere «parla» metaforicamente con le due molto più piccole poste sul basamento del monumento equestre di Cosimo I realizzato dal Giambologna. «Se ci pensiamo bene commenta il sindaco Dario Nardella che ha atteso con alcuni curiosi le prime fasi del montaggio notturno la tartaruga è il simbolo più amato dai Medici, e Palazzo Vecchio ne è pieno». Circa un centinaio di esemplari: «Tartarughe con la vela e quel motto festina lente , «affrettati lentamente», simbolo dell'impresa di Cosimo I», aggiunge Risaliti. La notte di mercoledì è stata molto animata. Fiorentini, turisti, la piazza si è ravvivata per lunghe ore, tanto ci è voluto per completare la laboriosa installazione tra gru, tir di «trasporto eccezionale», pattuglie di vigili, i documentaristi di Sky Arte al seguito. E il sindaco elettrizzato che per primo ha voluto a più riprese accarezzare la tartarugona armato di elmetto protettivo. Concedendosi in numerosi «selfie a tre: io, lei e la tarta» come gli ha chiesto una turista dall'accento veneto incuriosita da quel via vai. «Questa mostra è anche una bellissima provocazione ha concluso Nardella Firenze è grande quando riesce a stimolare grandi reazioni emotive». Per Giambologna la tartaruga rappresentava il sogno mediceo di costruire un grande futuro, artistico e politico. Fabre la declina come «arma di difesa» dell'arte stessa rispetto a una contemporaneità fragile. Uno «scudo» come lo sono i gusci di insetto che ama usare per le sculture e che vedremo da oggi all'interno di Palazzo Vecchio (tra le opere un grande mappamondo rivestito di scarabei, la cui forma e dimensione dialogherà con il globo conservato nella Sala delle Mappe geografiche. Dal 14 maggio al 2 ottobre si svilupperà la seconda parte di Spiritual Guards , al Forte: altre sessanta opere in bronzo e cera, tra cui due inediti, e una serie di film di alcune sue performance. Mai nessun altro artista, prima di Fabre, aveva creato un «dialogo» con la città tanto fitto da occupare tre luoghi strategici: piazza della Signoria, Palazzo Vecchio e il Forte.